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Sempre in casa, quarantesimo giorno d.C.

#ZibaldoneDiMimmo

Sempre in casa, quarantesimo giorno d.C.


Lo Sceriffo della Campania e l’orgoglioso governatore della Lombardia. Il biondo cascante di Trump e Boris Johnson. Il ministro italiano della Salute si chiama Speranza, il massimo per questa emergenza.

Oggi pesce d’aprile, quarantesimo giorno d.C. (dopo Coronavirus), dolce dormire, ma chi dorme non piglia pesci e nemmeno il pesce d’aprile. Quanno spònta la luna a Marechiaro pure li pisce nce fanno a ll’ammore, ignari del Coronavirus. Quarantena continua, vietati pizzeche e vase tanto nun fanno pertose.

È il tempo dello Sceriffo, Vincenzo De Luca, 71 anni, lucano di Ruvo del Monte, presidente onnipresente e onnipotente della regione Campania, somigliante più Mickey Rooney che Silvester Stallone, faccia molle che però fa il duro, piace, non piace, ma è deciso.

Il suo linguaggio lucanamente forbito sfugge all’Accademia della Crusca, ma va dritto allo scopo con i lanciafiamme e senza. Fustiga, ordina ed impera. Il guerriero del Coronavirus. Ora è popolare negli States da quando Naomi Campbell, la stangona nera del Regno Unito, ha diffuso il video dello Sceriffo contro i furbetti dei quartierini che eludono i divieti e lei ha scritto: “Impara, America!”. Rimpicciolisce Trump. Giganteggia De Luca.

Giganteggia sui teleschermi Attilio Fontana, 68 anni, varesino, presidente della Regione Lombardia, la più colpita dal Coronavirus. Ad ogni piè, dato e grafico sospinti, sottolinea l’orgoglio lombardo, l’organizzazione lombarda, l’efficienza lombarda, è la regione di Cesare Beccaria e Roberto Formigoni, di Alessandro Manzoni e Silvio Berlusconi. Fontana fa i conti, dispiega le cartelle, mette i puntini sulle i e le virgole, apre le parentesi, chiude le città. Scarno di faccia e di eloquenza, il volto scavato, la fronte lombarda, chiarisce e normalizza. Attilio regola.

L’America. È arrivato un bastimento carico di Coronavirus. New York deserta. “New York, New York, quante scarpe vagabonde” cantava Liza Minnelli. La Grande Mela e la percoca rinsecchita. New York, la Quinta Strada, Manhattan e Woody Allen, Wall Street e street va, diritta viene, Gli italiani al comando: Andrew Cuomo governatore dello Stato di New York, origini salernitane; Bill de Blasio, sindaco di New York, nonno materno di Sant’Agata de’ Goti (Benevento), nonna basilisca di Grassano.

Donald Trump appare con la spianata bionda sulla testa statunitense, respinge il Coronavirus, accoglie il Coronavirus, lo nega, lo ammette, annuncia, rinuncia, quarantena sì, quarantena no, alla fine quarantena yes.

Un’altra delle più incredibili teste al comando, Boris Johnson, premier inglese, capello biondo piatto, spinto in avanti, irride al Coronavirus e lo becca in pieno dopo Carlo d’Inghilterra. Un uomo alla fine positivo.

Meno male che il ministro italiano della Salute si chiama Roberto Speranza, 41 anni, il cittadino più illustre di Potenza, ma, attenzione, chi di Speranza vive, di Speranza muore. Il premier Giuseppe Conte, 56 anni, foggiano di Volturara Appula, senza più l’elegante pochette, affronta l’emergenza del Coronavirus nascondendo l’effetto che gli fa, evitando d’apparire in video come Pulecenella spaventato d’’e maruzze e legge il suo compitino di informazioni, divieti, decreti, raccomandazioni, fede, speranza e carità con quella voce sicura-insicura, avvocatesca, contenuta, sfiorata dalla raucedine.

Il tempo passa e siamo qua, in quarantena, che se ne parla a fine aprile per dischiudere l’uscio di casa, aspetta e spera che già l’ora si avvicina, bell’abissina. Anche Greta Thumberg, la diciassette attivista di Stoccolma, esangue guerriera contro lo stravolgimento climatico, dice che forse ha preso il Coronavirus. Lo dice con garbo, alla sua maniera (Greta garbo). Il mondo continua a girare, almeno questo.

di Mimmo Carratelli / 1 aprile 2020