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Valeria Golino

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Valeria Golino


Il sogno di diventare cardiologa durante l’infanzia napoletana prima di essere la meravigliosa attrice e la sensibile regista che oggi è, e che per un soffio non ha interpretato Pretty Woman

La grazia è come il talento, è qualcosa di innato. Queste due doti possono coesistere in una persona? Sì, se parliamo di Valeria Golino, anzi, sono la sua essenza. Entrano in campo quando la sua intensità esplode sullo schermo oppure quando passa dietro la macchina da presa, per dirigere storie,
che raccontano la nostra contemporaneità con quella grande sensibilità che la contraddistingue.
Sensibilità che spicca anche durante la nostra intervista, che con lei si trasforma in una conversazione tra amiche che avviene a Napoli, città dove la Golino è nata. L’occasione, la promozione di Euforia, suo secondo film da regista con Riccardo Scamarcio e Valerio Mastandrea.
Le sue radici napoletane Valeria Golino se le porta in America e in Francia dove ha girato tanti film con attori e registi importanti come Quentin Tarantino, Dustin Hoffman, Tom Cruise, Gerard Depardieu e Jean Dujardin. È davvero lunga la lista delle dei ruoli che ha interpretato, delle persone che ha incontrato e che hanno contribuito a renderla un’attrice e regista attenta a osservare con acuta intelligenza la realtà fatta di storie di uomini e donne che la incuriosiscono scuotendo la sua coscienza e che ha ritrovato proprio quando è ritornata nella sua Napoli per essere la protagonista de La Guerra di Mario, Per Amor Vostro (due pellicole che le hanno fatto vincere il David di Donatello e la Coppa Volpi al Festival di Venezia) e La Kryptonite nella borsa e non è un caso che proprio nella città dove è nata e parzialmente cresciuta ha esordito alla regia con il delicato cortometraggio Armandino e il Madre.
È piacevole ascoltarla mentre parla del modo in cui sente la vita ed è qui che emerge quell’eleganza dell’anima che la rendono incantevole sia su un red carpet da glamour sia a chiacchierare con amabile semplicità tra le poltrone di una sala che ha ancora l’odore di cinema.

Valeria, quando scorrono i titoli di coda dei film che dirigi la prima cosa che si avverte è la grande tenerezza con cui maneggi la storia, caratterizzi e curi i personaggi, ed Euforia che per tante settimane ha avuto risultati strepitosi al botteghino ne è un chiaro esempio.

Ti ringrazio, sono davvero contenta che venga fuori ciò. Nel film ci sono tanti sentimenti che si intersecano. C’è un po’ di tutto come succede nella vita. Volevo un film che fosse molto ordinato formalmente, ma con un disordine emotivo all’interno proprio perché penso che nell’esistenza sia così, o almeno io la vivo in questo modo.
La tenerezza a cui tu ti riferisci nei miei film, molto presente in Euforia, è la tenerezza che soprattutto provo per questa storia, per queste persone. Dopo Miele sono passati 5 anni prima di dirigere di nuovo un film. Non sentivo un’urgenza di ma poi ho vissuto, di riflesso, quello che stava accadendo a una persona a me molto cara, che stava affrontando una storia molto simile alla nostra nel film. Euforia non è una storia biografica, ma molti dei fatti presenti in nel film nascono dai racconti del mio amico.

I riferimenti a vicende ed episodi reali. Il pensiero alla morte, costruire dei personaggi molto verosimili e che in qualche modo è facile identificarsi, sembrano far parte del tuo percorso da regista. Senti che sarà questa la tua cifra quando passi dietro la cinepresa?

Bè alcuni riferimenti, non sono consapevoli. Del legame che potessero avere i due film c’ho pensato soltanto dopo. Nel caso di Miele il mio primo film da regista, avevamo lavorato su cose che conoscevamo. Fatti che riguardavano la mia famiglia, mio padre, o conversazioni avute, anche lì senza nessuna intenzione di realizzare un’autobiografia. Invece, per quanto riguarda Euforia mentre in sceneggiatura creavamo Matteo ed Ettore, i due fratelli protagonisti, è venuto naturale che mettessi in entrambi degli elementi che mi corrispondono. C’è affetto nei pregi, nelle piccolezze e negli errori che poi caratterizzano tutti noi. Anche da spettatrice e da lettrice mi piacciono le storie che indagano l’etica del quotidiano, come affrontiamo la vita tutti i giorni con i nostri problemi, le nostre fragilità. Penso che valga la pena porsi questa domande. Mi affascinano le contraddizioni dell’essere umano.

Parlando di Miele hai fatto un riferimento a tuo padre. Ma anche qui c’è una traccia di lui.

Sì, con una frase detta da Riccardo nel film (ndr Riccardo Scamarcio, ex compagno della Golino). Mio padre Luigi che era nato e vissuto a Napoli era un uomo molto ironico. Gli chiedevo: “Ma tu sei credente?”, e lui, sul divano, già acciaccatissimo, rispondeva: “Be’, piccolina, a questa domanda si può rispondere in varie maniere, ma dipende”. “E da cosa dipende?”. “Dalle circostanze e dall’interlocutore”. E mi piaceva l’idea di inserire anche in Euforia alcuni dei miei momenti con lui che era un uomo divertente. Anche mio padre è stato male, ha avuto un tumore e poi, in un anno, se ne è andato.

È vero che prima di iniziare la carriera di attrice pensavi di fare la cardiologa?

(Sorride) Sì, ma a volte nella vita va in un altro modo.

Un po’ come per Pretty Woman, perché c’eri anche tu in lizza per interpretare Vivian.

Esatto! Sono arrivata seconda. Capita di essere scelti e non scelti, fa parte del mestiere dell’attore. Se avessi fatto Pretty Woman avrei forse avuto un altro tipo di carriera ma le cose sono andate esattamente come dovevano andare.

Il tuo film è uscito tre giorni dopo il tuo compleanno. Ed è stato accolto positivamente dal pubblico e questo la dice lunga su un film che dovrebbe essere visto anche dai ragazzi come educazione sentimentale proprio per il modo in cui vedi gli esseri umani. Basti pensare come racconti i due fratelli del film e delle ragioni per cui hai scelto Riccardo Scamarcio e Valerio Mastandrea.

Grazie mille! È stato un bellissimo regalo che sia stato apprezzato dalla gente. E il merito è soprattutto dei miei attori. Ho scelto Riccardo perché ha uno straordinario talento. Mentre scrivevo non pensavo a lui, ma quando ho iniziato a fare i provini ho pensato che solo lui potesse renderlo bene. Conosco benissimo Riccardo e so che lui avrebbe salvato un personaggio che sarebbe potuto essere a rischio. Era nelle sue corde. Ha avuto il merito e la capacità di calibrare bene il suo infantilismo, le sue malinconie, gli sprazzi di sole che ha. Riccardo ha una leggerezza e un’innocenza che non ha reso osceno Matteo. Mentre per Valerio pensavo già a lui mentre scrivevo e con Ettore ha sicuramente dato prova della sua grandezza di attore, c’è il suo distillato nella sua vena più struggente.

Ho letto che quando reciti per un altro regista, ti piace “deresponsabilizzarti”. Vuol dire che non ricoprirai mai la doppia veste?

Oddio, mai dire mai. Amo fare l’attrice per il piacere di essere guardata da un’altra persona, un altro che ti idealizza e ti fortifica. Guardarmi mi interessa meno che guardare i miei attori e le mie attrici; sono più curiosa di loro. Va sempre tenuto presente che noi attori siamo una sorta di coautori. Gli attori possono snaturare un film o elevarlo all’ennesima potenza, anche senza saperlo.

Dopo l’esperienza di Armandino e il Madre da regista hai voglia di girare un lungometraggio a Napoli?

Premesso che andrei in qualsiasi città in cui fosse utile per lo svolgimento della storia, ma senza dubbio appena avrò il soggetto adatto lo farò un film qui e vorrei dirigere Massimiliano Gallo con cui da attrice ho già lavorato. Napoli è la città dove ho trascorso la mia infanzia facendo la spola con Atene e ogni volta che ci vengo per lavoro non vado in albergo ma preferisco prendere un appartamento. E con Gaudino regista di Per Amor Vostro girerò ancora a Napoli.

Infatti nei prossimi mesi ti vedremo presto protagonista di molti film.

Sì, sarò nei Villeggianti, un film di una mia grande amica Valeria Bruni Tedeschi che è stato presentato all’ultima Mostra del Cinema di Venezia. Da poco ho finito di recitare nel nuovo film di Gabriele Salvatores dal titolo Se ti abbraccio non avere paura insieme a Diego Abatantuono e Claudio Santamaria. Un road movie che parla di un viaggio di un padre con un figlio autistico. Poi sarò Rita in 5 è il mio numero perfetto del regista Igor Tuveri al fianco di Toni Servillo. All’estero ho lavorato in Dernier Amour al fianco di Vincent Lindon in un film sulla vita di Casanova diretto di Benoit Jacquot.

articolo di Antonia Fiorenzano / dicembre 2018