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Nunzia Schiano, una donna d’amore

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Nunzia Schiano, una donna d’amore


Alla domanda “Chi è Nunzia?”, rispondeguardandoti dritto negli occhi: “Nunzia è una donna del suo tempo, con tutte le sue fragilità”. Ma Nunzia Schiano è soprattutto un’artista concreta, dallo spiccato senso ironico, solare e profonda. La sua carriera artistica nasce a teatro, sua grande passione e arriva al cinema delle grandi produzioni internazionali.

Occhi azzurri che sembrano due fari, pronti a illuminare tutto quello che le capita a tiro. È questa la prima cosa che noti di Nunzia. Attrice poliedrica che ha fatto della sua passione il suo lavoro, restando sempre fedele a sé stessa e al suo territorio. Negli ultimi 20 anni il cinema le ha regalato grande notorietà grazie a film come Dogman, Reality, Benvenuti al Sud, Sul mare. Il piccolo schermo non è stato da meno, con L’amica geniale, I Bastardi di Pizzofalcone, prossimamente, Il commissario Ricciardi.
L’amore, però è il filo conduttore di tutta la sua vita: quello per il suo lavoro, per la sua terra e, soprattutto, quello per suo marito Niko Mucci, attore e regista, e per suo figlio Francesco.

Come ti sei avvicinata al teatro?
In realtà, ho iniziato con il canto, quando frequentavo ancora il liceo classico. Ho avuto un grande maestro, il professore Lello Ferrara, direttore di una compagnia teatrale. Ferrara mi ha insegnato tanto. È stato lui ad avvicinarmi al teatro, un mondo verso cui nutrivo già una grande passione. È stato come un innamoramento, che nel tempo ha però preso una forma definita.
Come in tutte le storie d’amore, si arriva al punto in cui il rapporto deve evolversi verso qualcosa di concreto, altrimenti la passione non basta. Io sento ancora forte questa passione dentro di me, e finché sarà così continuerò a fare questo lavoro. Smetterò di recitare solo nel momento in cui perderò la curiosità.

Hai interpretato Rachelina in “Così Parlò Bellavista” diretto da Geppy Gleijeses
Abbiamo iniziato con una data unica al teatro San Carlo di Napoli, dove mancavano spettacoli in prosa dai tempi di Eduardo. È stata un’emozione grandissima, anche perché durante le prove generali è venuto ad assistere il grande Luciano De Crescenzo. Lo spettacolo, che sta avendo grande successo, è stato il frutto di una scommessa di Benedetto Casillo.
Inizialmente ero un po’ preoccupata. Io e Marina Confalone, che ha interpretato Rachelina nel film, siamo molto diverse, anche fisicamente. Ma ci ho creduto molto, e alla fine ho scelto di farla a modo mio. La risposta del pubblico è stata molto positiva.
Siamo ancora in tournée. Quest’anno abbiamo trascorso l’intero periodo natalizio al teatro Carignano di Torino, facendo quasi sempre il tutto esaurito. Ho trovato il pubblico torinese molto educato al teatro. L’unica modifica che abbiamo apportato è stata quella di ripetere in italiano il celebre monologo della lavastoviglie. Devo dire che hanno riso in entrambi i momenti.

Molti ti conoscono – e ti scambiano realmente – per la mamma iperprotettiva e un po’ gelosa di Alessandro Siani. Tu che mamma sei?
Sono una mamma dei nostri giorni, mai eccessivamente protettiva o almeno non lo dimostro. A volte mio figlio mi accusa di essere addirittura anaffettiva, poiché sono un po’ parca di dimostrazioni d’affetto. Ho cresciuto Francesco educandolo al rispetto reciproco, senza mai soffocarlo, per consentirgli di sviluppare la sua personalità liberamente. La libertà del pensiero è fondamentale e passa anche per il rispetto degli altri. Oggi mio figlio è un ragazzo indipendente, del quale sono molto orgogliosa, che ha scelto di diventare regista e sceneggiatore.

Quanto è stato determinante nella tua carriera il ruolo di mamma che hai interpretato in Benvenuti al Sud?
Ad Alessandro mi lega un affetto sincero. Essere stata la sua mamma è stato davvero divertente, inoltre mi ha dato un riconoscimento nazionale. Quello che più mi riempie è l’affetto della gente che mi riconosce una familiarità, perché significa che sei entrata nel cuore delle persone. Il passo da mamma a nonna però è breve, ma ci tengo a precisare che io mi sento ancora una ragazza.

Negli ultimi anni hai recitato tantissimo al cinema. Quanto ti ha cambiata recitare in produzioni cinematografiche internazionali?
Il cinema è arrivato in ritardo nella mia carriera, ma ho avuto la fortuna di lavorare con grandi registi come Matteo Garrone, Alessandro D’Alatri, Luca Miniero e Carlo Vanzina. Venendo dal teatro mi sono trovata catapultata in una dimensione totalmente diversa, perché i numeri del grande schermo sono oggettivamente diversi. Il teatro è riservato a una serie ristretta di persone. Col cinema cambia tutto. Mi sono impegnata molto per affermarmi in ruoli differenti da quello della mamma. Un attore deve avere la capacità di sperimentare personaggi anche lontani dal suo modo di essere. Mio figlio, Francesco Mucci, me ne ha dato l’opportunità, scegliendomi per il ruolo di Marta, un personaggio macabro, nel suo corto Corduroy.

Incarni spesso il ruolo della Napoletana DOC. Che rapporto hai con Napoli e la napoletanità?
Vivo ancora a Portici, la città in cui sono nata e questo già la dice lunga. Ho scelto di restare qui, per non lasciare la terra che amo. Napoli è un mondo a sé. Non puoi non amarla e non odiarla allo stesso tempo. Come tutti i grandi amori, in alcuni momenti ti fa anche rabbia, perché la vedi in balia della tracotanza di alcune persone. Il dovere di noi artisti è anche quello di mostrare che esiste una napoletanità sana a dispetto di quella guascona diffusa nell’immaginario collettivo, che cerca di portare avanti le proprie capacità con impegno e professionalità.

I tuoi ruoli sono spesso caratterizzati da una stretta connessione con la cucina. Qual è il tuo rapporto con il cibo?
Sono del segno del toro, che notoriamente ha nella gola i suoi punti di forza e di debolezza. Adoro mangiare bene e mi diverto ai fornelli. Mi piace sperimentare ricette moderne, ma resto fedele a quelle della tradizione. Cucinare mi piace molto, ma non la vivo come un’ossessione, come spesso accade ai personaggi che interpreto. Per fortuna i miei uomini sono indipendenti sotto questo aspetto.

Ne “L’amica geniale” hai interpretato Nella Incardo, la cugina della maestra Oliviero che ospita Lenù a Ischia. Ci racconti come è stato far parte del cast di questo piccolo capolavoro?
Essere inserita in una produzione enorme come quella de “L’amica geniale” è stata un’esperienza estremamente edificante. Ho avuto la possibilità di guardare il cinema sotto un altro aspetto. È stata una grande opportunità di crescita e di notorietà per l’intera regione, in quanto le riprese non si sono svolte solo a Napoli. Saverio Costanzo, poi, è un regista bravissimo, così come Alice Rohrwarcher, con cui ho lavorato nella seconda edizione.

Ti vedremo nel prossimo autunno in TV nel ruolo di Rosa, la tata del commissario Luigi Alfredo Ricciardi, nella serie TV tratta dai romanzi di Maurizio De Giovanni.
Rosa è uno dei personaggi più belli che io abbia interpretato al cinema. Ho amato da subito Ricciardi. Quando Alessandro D’Alatri, regista della serie, mi ha scelta per interpretare Rosa, per me è stata una grande emozione e allo stesso tempo una grande prova. Alessandro è un perfezionista. Ha fatto un gran lavoro nella ricerca degli attori, affinché fossero fedeli ai personaggi del romanzo. Lino Guanciale è un bravissimo attore ed è perfetto nel ruolo di Ricciardi. Serio, rigoroso, con quella vena malinconica che caratterizza il commissario.

Qual è stato l’incontro più importante per la tua carriera?
Sono tante le persone che mi hanno lasciato un segno e a cui devo dire grazie: Renato Carpentieri, Lello Serao e Giacomo Rizzo, che, in particolare, mi ha insegnato molto sulla comicità a teatro. Alessandro Siani con cui è nato un sodalizio ormai non solo artistico. Impossibile non menzionare Carlo Vanzina, Matteo Garrone e Alessandro D’Alatri. Ma soprattutto Niko Mucci, mio marito, una figura determinante per tutta la mia carriera. La persona che più di chiunque altro ha saputo capirmi e sostenermi, contribuendo alla mia crescita personale e professionale, senza mai farmi pesare il carico dei miei impegni. A lui va il mio ringraziamento più grande.

articolo di Roberta Gatta / febbraio 2020