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le forme dell’amore di Ivan Cotroneo

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le forme dell’amore di Ivan Cotroneo


Incontro con il regista napoletano, autore di serie di successo come
Tutti pazzi per amore e La Compagnia del Cigno, la fiction con un cast corale in onda su Rai 1 che ha appassionato milioni di spettatori in cui musica e fantasia sono salvifiche.

Se si pensa a come raccontare l’amore in tutte le sue declinazioni non può che venire in mente Ivan Cotroneo. I più lo conoscono come lo sceneggiatore di film come Mine Vaganti, Piano, solo e Viaggio sola e, soprattutto, la fiction Tutti pazzi per amore con il suo universo colorato fatto di musica, storie d’amore surreali e personaggi così ben caratterizzati, che in un modo o nell’altro non abbiamo potuto fare a meno di identificarci nonostante la loro vena stravagante. Con l’originalissima Tutti pazzi per amore ha portato una ventata di freschezza nel panorama televisivo italiano, un percorso continuato anche con serie di genere diverso come Una grande famiglia, È arrivata la felicità, Sorelle e Sirene.
Cotroneo ci ha abituato a un linguaggio innovativo in cui la contemporaneità è sempre in prima linea sia nei dialoghi che nei dettagli nel costruire i personaggi, ritrovando queste caratteristiche anche nei 5 romanzi scritti e nei film che dirige, basti pensare alla web serie Una mamma imperfetta, in cui molte madri di oggi si saranno riconosciute e La kryptonite nella borsa, il suo esordio alla regia, in cui ci sono tracce della sua infanzia nella Napoli degli anni ’70 dove è cresciuto prima che a 20 anni si trasferisse a Roma per studiare.
Ne La kryptonite nella borsa ci sono alcuni temi e caratteristiche a lui cari: la famiglia da quelle allargate come in Tutti pazzi per amore ed È arrivata la felicità a quella, appunto, più tradizionale e numerosa ma non meno variegata della famiglia di imprenditori di Una grande famiglia; uno spruzzo di napoletanità sempre presente con dei personaggi; la musica e i ragazzi sia che siano personaggi secondari che principali sono sempre raccontati nel bel mezzo del loro cammino per crescere.
E musica e ragazzi sono proprio al centro in quel gioiellino che è La compagnia del Cigno che ha spopolato su Rai1 facendo incollare milioni di spettatori alla tv. Un romanzo di formazione All Star in cui musica, amicizia e primi innamoramenti sono legati al concetto più totalizzante dell’amore, strumento per raccontare le vicende di 7 adolescenti allievi al conservatorio di Milano e delle loro famiglie.


Ivan, la musica come sempre resta la forma artistica che abbatte le differenze, unendo e diventando un luogo di rifugio come le storie narrate ne La Compagnia del Cigno dimostrano ampiamente.

Per me la musica ha sempre assolto diverse funzioni e l’ho spesso utilizzata anche nei miei lavori precedenti come in Tutti pazzi per amore per esprimere degli stati narrativi. Ne La Compagnia del Cigno regna sovrana, i 7 ragazzi protagonisti sono davvero dei musicisti selezionati tra i conservatori italiani. Suonano realmente i loro strumenti. È il loro modo di comunicare le tensioni, i momenti di gioia, per liberarsi dalla sofferenza. La musica è un’altra protagonista, sempre diversa: a volte è classica o con brani pop rivisitati in chiave sinfonica e poi c’è il contributo di molti musicisti che hanno partecipato come guest come Mika che ha anche composto la canzone dei titoli di testa “Sound of Orchestra”, immaginando un parallelo tra l’innamoramento di due persone e quello per la musica.

Con Mika contribuisce il sodalizio. Lei è stato tra gli autori dello show Stasera CasaMika in onda su Rai2 e Mika ha collaborato alla colonna sonora del suo secondo lungometraggio Un Bacio, anche lì i protagonisti sono stati gli adolescenti alle prese con le problematiche anche gravi di questi tempi.

Mika è diventato un carissimo amico. Ha seguito le riprese della serie, visitando il set ed è anche vicino per esperienza personale alle tematiche della serie. Si è appassionato a questo progetto così come per Un Bacio, il mio film che affrontava i temi del bullismo e dell’omofobia. Entrambi sentiamo la necessità di parlare con i ragazzi di oggi. Sia per Un Bacio che per La Compagnia del Cigno ho avuto l’opportunità di relazionarmi con moltissimi adolescenti, rimanendo conquistato da loro e dalla loro idea di libertà e dalla loro curiosità. Secondo me hanno molto da insegnarci. Non sono affatto una generazione abulica e non è vero che sono privi di determinazione.

Anche se fortemente radicate nell’attualità le sue storie hanno sempre una chiave surreale, quasi onirica.

Sì è un po’ un mio marchio di fabbrica. C’è ne La Compagnia del Cigno come nella Napoli fiabesca di Sirene. Credo molto nel potere della fantasia, ha aiutato la mia vita, ma penso che aiuti quella di tutti. Fin da bambino ho sempre immaginato altri scenari possibili in cui l’ironia è sempre stata un’alleata per stare dentro una situazione e allo stesso tempo osservarla dal di fuori.

Il pubblico la premia e l’ha sempre premiata. Contribuisce l’empatia che scatta tra gli spettatori e i suoi personaggi. È raro che non ci si identifichi.

È un obiettivo che si spera sempre di raggiungere. Io ho sempre scritto su tematiche che mi stavano a cuore raccontare nei modi in cui sono capace di farlo. Per esempio per Un Bacio avevo la personale urgenza di raccontare la storia di quei tre ragazzi come tanti, alle prese con i problemi che, in qualche modo, riflettono una realtà ben più ampia di quella adolescenziale. Sono gay e ho ben presente, attraverso storie che mi sono state raccontate e che conosco, cosa sia il bullismo omofobico. Così come per La Compagnia del Cigno sono voluto andare ad Amatrice per girare un momento cruciale del terremoto del 24 agosto 2016 legata al personaggio del violinista Matteo traumatizzato dal disastro in cui ha perso la madre. Avrei potuto girare quella scena in un teatro di posa ma ho scelto di andare lì con la mia troupe e di interagire con i cittadini. In molti hanno lavorato nella fiction come comparse.

Immancabile è anche il piacere del cibo che non manca mai in tutti i suoi copioni.

Amo mangiare. Ho un rapporto continuativo e fedele con la cucina. Mi piace cucinare, soprattutto, per i miei amici. Inoltre, in molti film che ho scritto da Io sono l’amore di Luca Guadagnino a Mine Vaganti di Ferzan Özpetek o nella serie Una grande famiglia, mi è capitato di ambientare le scene clou mentre i personaggi sono riuniti a tavola. Senza contare che in Tutti pazzi per amore il personaggio di Michele, interpretato da Neri Marcoré, seduceva le donne a colpi di cucina, considerata da lui una religione da idolatrare tanto da spingerlo anche ad aprire un ristorante chiamato “A gusto mio”, tempio della sua storia d’amicizia, d’odio e d’amore con la mangiona Monica, interpretata da Carlotta Natoli.

articolo di Antonia Fiorenzano / febbraio 2019