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Francesco Di Leva. Tra pubblico e critica senza vertigini

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Francesco Di Leva. Tra pubblico e critica senza vertigini


Incassa un successo dopo l’altro. Recita a teatro nello spettacolo dell’anno e porta militanza culturale nel quartiere dove è nato. In programma una serie tv italo-olandese.

Sei in giro per i teatri di tutta Italia con La morte di Danton di Mario Martone. Com’è lavorare nello spettacolo dell’anno?

L’esperienza è entusiasmante. Stiamo ottenendo un grande successo di pubblico e di critica. Più di trenta attori sono in scena, anche un bimbo piccolissimo e ci lavorano ben quattordici tecnici. Credo proprio che a giusta ragione sia stato decretato lo spettacolo dell’anno. Con Mario ho un rapporto importante, è il mio padre artistico. Sono vicino a lui da quando ho seguito diversi anni fa un corso su Don Giovanni, a cui partecipavano quindici attori provenienti da tutta Italia. Da allora non ci siamo più lasciati. Adoro letteralmente Mario Martone: l’uomo, l’artista, l’intellettuale. Ogni volta che ci parli, è un arricchimento.

Qual è il ricordo più bello che hai condiviso con Luca De Filippo?

Mi viene subito in mente una cosa che per metà è teatrale e per metà personale. Mi dovevo sposare il 14 ottobre 2007, stavamo preparando Le voci di dentro che avrebbe debuttato a Orvieto. La prima dello spettacolo capitava proprio il giorno delle mie nozze e ho dovuto dire al Maestro che non sarei potuto andare in scena. Luca allora mi ha detto di partecipare comunque alle prove e solo per le due date in cui sarei stato assente, ha chiamato un attore a sostituirmi. Ha detto che quel gesto sarebbe stato il suo regalo di nozze. Questo per spiegare che lavorare con Luca De Filippo significava abbracciare una grande famiglia. Attori coccolati e sempre protetti: un’esperienza magnifica di compagnia.

Hai lavorato con i più grandi registi italiani. Anche con Rosi a teatro.

Con Francesco Rosi ho lavorato in Napoli Milionaria, sempre con la compagnia teatrale di Luca De Filippo. Un regista vero, un uomo straordinario. Conservo un ricordo particolare, che ti dà l’idea di che personaggio incredibile sia stato. Non sapevo come chiamarlo, ero con l’attore Giovanni Allocca, che mi ha suggerito di appellarlo “Maestro”. Quando l’ho fatto, Rosi si è voltato chiedendo se mi stessi rivolgendo a lui e gli ho risposto di sì. Allora mi ha detto di chiamarlo “Francesco”, perché io e lui facevamo lo stesso lavoro.

Hai creato il Nest, un teatro che è l’anima culturale di San Giovanni a Teduccio, il quartiere dove sei cresciuto.

Il Nest è bello e gentile come un figlio, aggettivi teneri ma molto significativi. L’ho fondato con un collettivo artistico formato da attori e registi: Adriano Pantaleo, Giuseppe Miale Di Mauro, Giuseppe Gaudino, Andrea Vellotti e tanti altri. Il Nest a differenza di altri luoghi non è nato per appagare il nostro ego. È un seme che abbiamo piantato in periferia, lo annaffiamo ogni giorno sperando che diventi un albero forte. Molte persone lo proteggono, perché non abbiamo soldi pubblici, ci sponsorizzano i negozi e i commercianti della zona: dai fiorai, ai ristoratori, alle banche, ai donatori privati. L’ultimo progetto è un corso gratuito per le maestranze teatrali. La parte sociale del teatro è curata dall’associazione “Gioco, immagine e parole”, perché l’obiettivo principale è quello di coinvolgere i giovani. Il mio quartiere è così tenuto vivo da tanti artisti e compagnie che solcano il palco del Nest. Sono venuti Haber, Fantastichini, anche Antonio Latella che non voleva più mettere piede a Napoli.

Come mai rispetto ad altre parti di Napoli, proprio dalla zona Est provengono tante menti brillanti e artisti di spessore?

In realtà abbiamo la vitalità di tanti altri quartieri, ma forse il nostro è il più vicino al mare e credo che questo conti. Poi c’è la zona industriale con i fantasmi della Cirio che aleggiano. Ora anche l’Università. Non dimentichiamo Pietrarsa. C’è la forza operaia, non solo la criminalità. C’è il fortino di Vigliena su cui ha investito il San Carlo. Qui la militanza culturale e sociale si fà fino in fondo. Anche se devo ribadire che non basta aprire lo spazio e poi restare chiusi lì dento. Bisogna aprirsi e creare bellezza mai conosciuta prima.

Al cinema quali personaggi ti piace interpretare?

In questo momento sto lavorando a due film importanti sul rapporto genitore e figlio. Quello del padre è un ruolo che desideravo assolutamente impersonare. Sono papà di due splendidi bimbi: Morena e Mario. Il primo progetto è di Andrea Longo, il secondo è scritto a più mani per la regia di Francesco Patierno.

Finalmente ti hanno assegnato un ruolo di “buono”, Babà nel film di Piva I Milionari.

Babà me lo sono scelto. Dovevo fare il cattivo, ma ho chiesto al regista Alessandro Piva di interpretare il buono, e lui divertito ha assentito. Il personaggio, come tutti i criminali protagonisti del film, sembra uscito da Quei bravi ragazzi di Scorsese. Si conoscono da quando erano bambini e Babà è l’uomo che non dovrebbe stare nel clan, ma si trova lì perché l’amico soprannominato “Alain Delon” è diventato un boss e gli resta fedele per l’amicizia che li unisce, ricevendo protezione fino alla fine del film.

Il 2015 è stato un anno pieno di grandi lavori, come La stoffa dei sogni dove il teatro ritorna

Qui il teatro è il centro di tutto e si raccontano le vicissitudini di una modesta compagnia che naufraga insieme a dei pericolosi camorristi sulle coste di un’isola in mezzo al Mediterraneo. Un mix de La Tempesta di Shakespeare e L’Arte della Commedia di Eduardo De Filippo, ambientata sull’isola carcere dell’Asinara. C’è anche un cameo di Luca De Filippo, che l’ha voluto donare al regista Gianfranco Cabiddu.

Non ti sei fatto mancare nulla, in arrivo anche una serie tv.

Sì, è un periodo ricco di soddisfazioni. Recito in un serial italo-olandese girato in dieci puntate prodotto da Endemol e Lucio Messercola Holding. S’intitola La famiglia e ovviamente si tratta di una famiglia mafiosa, che in questo caso si è trasferita ad Amsterdam per gestire certi affari.

articolo di Federica Riccio / foto di Carmine Luino / marzo 2016