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CIRO ESPOSITO E mettetemi presente!

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CIRO ESPOSITO E mettetemi presente!


Cerca ruoli sempre diversi e adora interpretare quello del cattivo.
Da Io speriamo che me la cavo alla storia di De Andrè,
Ciro Esposito porta sempre con sè gli insegnamenti dei grandi registi italiani, primo tra tutti quello della Wertmüller che lo scelse per interpretare lo scugnizzo “Aiello Raffaele”.
Bello, bravo e sportivo è tornato a Napoli per dirigere il Teatro Bolivar.

Sei tornato a interpretare il ruolo di cattivo in Rosy Abate, serie spin-off di Squadra Antimafia

Finalmente! Da ragazzino mi cercavano solo per interpretare personaggi spietati. Crescendo mi sono affrancato da questo ruolo, ma era da tanto che volevo tornare a fare il cattivo. Sono truce e pure siciliano. E ancora più soddisfacente è stato recitare in un prodotto targato Mediaset, ma al di là della rete, il bello di un attore è fare prodotti di qualità e Rosy Abate lo è.

E con il dialetto siciliano?

Ho fatto una grandissima scuola a Palinuro. Ogni estate ci torno volentieri e lì ci sono molti siciliani. Per tutto il mese di agosto ho chiacchierato con loro, ci sono andato anche a pescare per ascoltare e imparare un dialetto meraviglioso.

Sei nel cast de ll principe libero, la mini serie di Rai Uno dedicata a Fabrizio De André

Un’esperienza bellissima e formativa e solo il fatto che il film sia su De André la dice tutta sull’importanza di questo progetto e Luca Marinelli che lo interpreta è stato molto bravo. Rivesto il ruolo di Rosati, il capitano che ha seguito le indagini del rapimento avvenuto nel ’79 di De Andrè e sua moglie Dori Ghezzi.

Qual è il tuo personaggio del cuore?

Non ho dubbi: Gianfranco Paglia, un vero eroe italiano, oggi mio grandissimo amico. Ho impersonato Gianfranco nel film Le ali, che racconta la sua storia di coraggio. Nel 1993, partito per la Somalia per una missione di pace, è caduto in un’imboscata in cui sono morti tre soldati e lui è stato colpito alla spina dorsale. La diagnosi è stata devastante: paralisi agli arti superiori e inferiori. Ma non si è mai dato per vinto ed è tornato a usare le braccia. Ho imparato da lui a stare in carozzina e nei suo confronti ho una stima sconfinata. È stata un’emozione grandissima e unica recitare in questo film. Siamo molto uniti. Gianfranco è nella mia “top ten” di persone che più stimo al mondo.

Che ruoli cerchi?

Cerco i ruoli più diversi, soprattutto a teatro, dove a differenza del cinema e delle serie tv si ha più possibilità di scelta. Al cinema è più complicato dire di “no” a interpretare un personaggio. Mentre a teatro è più semplice e qualche volta li pronuncio. Ad esempio, dopo tanti anni di serie La squadra mi hanno etichettato come poliziotto. Ma tu sei l’attore, non il personaggio. All’estero non ti identificano per forza con il personaggio che interpreti. Ma in Italia è il rischio che corri con la cosiddetta serialità.

Ti è successo anche con Raffaele Aiello?

Assolutamente no, da bambino non mi hanno etichettato con il personaggio dello scugnizzo, dopo aver interpretato Io speriamo che me la cavo. Ad esempio in quegli anni sono volato in Sud Africa a interpretare una storia e un personaggio molto dolce in Sarahsarà di Renzo Martinelli (1994) e poi con fratelli Taviani ho interpretato un bambino italo francese.

Raffaele Aiello e Io speriamo che me la cavo fanno parte della memoria collettiva

Sì, è un film cult oserei dire, tutti ricordano “Aiello Raffaele e mettetemi presente” e tante altre battute. Un film generazionale con il quale mi piace essere identificato, perché dichiara il mio percorso di attore. Facendo un bel salto all’indietro, ho iniziato la carriera cinematografica a 8 anni e in realtà ero l’esatto opposto di Raffaele: timido, educato, ma a casa già respiravo aria di recitazione e teatro. Durante il provino per il film Lina Wertmüller ha tirato fuori la mia vera natura, quel mostro che ho dentro e che credo abbiamo tutti. Quella metamorfosi nella recitazione me lo porto sempre dietro.

Sei tornato a Napoli da direttore artistico del Teatro Bolivar

Ho vissuto a Roma per cinque anni, ma volevo tornare con forza nella mia città e la proposta dei proprietari del teatro mi ha dato l’opportunità non solo di rientrare a Napoli, ma di fare un mestiere bellissimo come quello di dirigire un teatro. E poi la presenza del mio amico e grande attore Ivan Boragine con cui divido questa croce e questa delizia è stata la ciliegina sulla torta. L’obiettivo è di dare una nuova d’identità a un teatro bellissimo che si trova a Materdei, facendolo conoscere ancora meglio al quartiere e poi a tutti i napoletani. Non vogliamo utilizzare assolutamente il teatro per noi stessi, certo andiamo anche noi in scena, ma lavoriamo in primis sul circuito off. A gennaio con Ivan Boragine e Salvatore Catanese, per la regia di Gianni Parisi sarò protagonista di Sotto lo stesso tetto.

C’è anche il tuo contributo nelle strenne natalizie “Made in Scampia”

Sì, il mio, quello di Ivan Boragine e di tutto il Bolivar. Nelle scatole della legalità realizzate dai giovani dell’associazione Voci di Scampia c’è anche una cartolina con lo sconto 2×1 su tutti gli spettacoli in scena nel nostro teatro.

articolo di Federica Riccio / Foto di Ilaria Rucco / dicembre 2017