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Antonella Morea una vita nell’Arte

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Antonella Morea una vita nell’Arte


Nipote di Renato Carosone è stata scoperta da Peppe Barra. Stimata da Eduardo e amata da Roberto De Simone, è stata protagonista di oltre cinquemila repliche de La Gatta Cenerentola. Oggi con Casa Surace e Mary Poppins ha conquistato anche gli adolescenti e il popolo di Internet

C’è un intero mondo dell’arte da raccontare con Antonella Morea. Dalla rivoluzionaria Gatta Cenerentola a Casa Surace e Mary Poppins, passando per Gabriella Ferri, Annibale Ruccello, Patroni Griffi, Ranieri, Salemme e ttutti i più grandi. Teatro, cinema, televisione e web

Partiamo da La Gatta Cenerentola, una delle rivoluzioni del teatro novecentesco

Quando ho cominciato avevo solo diciannove anni ed ero incredula e affascinata, mi ritrovavo a recitare e a cantare con tutti i miei miti: Concetta e Peppe Barra, Isa Danieli. Ho girato il mondo partecipando a un’opera immensa, considerata un bene culturale. Basti pensare che si possono contare oltre cinquemila repliche. Ricordo i fogliettini volanti di De Simone, perché non avevamo un copione, i preziosi insegnamenti del Maestro. Non ho fatto la gavetta, perché la mia prima esperienza è stata questa: una partenza incredibile.

E dopo La Gatta Cenerentola?

Ho fatto un mare di cose e ho avuto la fortuna di lavorare con i più grandi. Rascel, ho recitato ne La casina di Plauto, cantavo i cori americani con Paola Borboni e poi Miseria e Nobiltà con le più grandi compagnie teatrali. Tanta radio e in particolare i drammi con Maurizio Casagrande e cantavo con Gino Rivieccio. A cinema ho cominciato con una partecipazione ne Il Camorrista di Tornatore e poi sono arrivata nella compagnia di Salemme. Eduardo invece con Patroni Griffi. E poi Mastelloni, anni di lavoro così intensi, mi sono confrontata con un uomo che faceva i personaggi femminili con una tale fascinazione da restare a bocca aperta. Con Ranieri tra i tanti, ho il ricordo bellissimo de Le mille e una notte per la regia di Maurizio Scaparro. E devo assolutamente citare una Cantata per Masaniello con gli Intillimani: indimenticabile. E poi i grandi allestimenti come Napoli milionaria e Socrate Immaginario.

C’è un legame particolare con Annibale Ruccello e le sue donne

Altroché, ho conosciuto Annibale negli anni ’70, quando studiava antropologia e non avevo idea fosse un grande attore e autore. Poi lo vidi una sera al Teatro Nuovo nel suo magnifico spettacolo Le cinque rose di Jennifr, semplicemente magnifico. A quarant’anni ho fatto Anna Cappelli e ho scoperto il mondo strepitoso delle donne di Ruccello. Poi ho curato la regia dello spettacolo Mamma. Piccole tragedie minimali con Rino di Martino, miscelando le musiche anni ’80 con i canti della tradizione e le canzonette e poi l’ho interpretato anch’io diretta da Gerardo D’Andrea. Ho scelto di recitare le tre fiabe prima vestita da Madonna con i bigodini in testa poi indosso un abito fatto di stracci tenuto insieme da centinaia di spille da balia e infine un negligè rosa. Insomma, con Annibale è stato un incontro strepitoso.

E dell’esperienza di recitare nei salotti senza quarta parete con il Teatro cerca casa di Santanelli?

Sono stata una delle prime attrici ad essere reclutata ed è bello “sfidare” il pubblico. Recitiamo a due, tre centimetri di distanza dalle persone. Guardiamo tutti negli occhi data la vicinanza ed è davvero bello e ogni volta sempre emozionante. Tra gli spettacoli in scena con loro voglio citare Io la canto così in omaggio a uno dei miei grandi miti: Gabriella Ferri, che imitavo in tutto, capelli trucco, voce.

Con il personaggio della mamma di Casa Surace ora sei l’idolo di adolescenti e social addicted

La definisco l’ultima mia frontiera. Confesso che non sono molto social, sono entrata nel mondo del web quando Casa Surace mi ha chiamato per Le favole al Sud, quelle delle Disney. Il video è diventato in breve tempo virale e la battuta che mi diede Andrea De Maria “Io rifletto” fu subito un tormentone, che ancora adesso mi chiedono di ripetere. Da allora sono la mamma di Casa Surace e i teen ager mi fermano per fare un selfie.

Un’esperienza davvero unica nel suo genere il musical Mary Poppins, come è stato lavorare in una produzione Disney?

Dopo quarantaquattro anni di teatro mi sono ritrovata in un mondo meraviglioso fatto di giovani. Ecco cosa significa per me partecipare al musical Mary Poppins. È stata una delle esperienze più particolari della mia carriera far parte di una produzione della Disney. Quando mi hanno contattato la prima volta pensavo fosse uno dei quei centralini super invasivi dei call center che vogliono offrirti qualche servizio luce, gas o telefonia varia. Non davo loro neanche il tempo di parlare, ché mettevo giù. Poi finalmente ce l’hanno fatta a rivolgermi la parola e in men che non si dica sono andata a Milano a fare il provino e mi hanno preso subito: ecco a voi Mrs Brill, la cuoca brontolona di casa Banks.

articolo di Federica Riccio / foto di Carmine Luino / maggio 2019