party magazine
temi
gli eventi
le storie
la redazione
Spazi Pubblicitari
instagram
facebook
youtube

PARTY MAGAZINE

Quando si rischia il carcere per evasione fiscale?

#peaceandlaw

Quando si rischia il carcere per evasione fiscale?


Personalmente non ho l’abitudine di prestarmi a demagogici discorsi sulla smodata pressione fiscale italiana perché ci sarebbero tante (troppe!) cose da dire e si correrebbe il rischio di essere additati come istigatori all’evasione. Posso, però in compenso, affermare che le recenti riforme legislative penali sul punto hanno preso in grande considerazione l’eccessivo carico fiscale, gravante specie sulle imprese, tanto che molte condotte di evasione fiscale non rientrano nel mirino del giudice penale. Anzitutto chiariamo che con la locuzione “evasione fiscale” si fa riferimento a tutte quelle azioni poste in essere dal contribuente per pagare meno tasse e aggirare le norme fiscali. Benchè dunque, in un’accezione popolare e generalizzata, l’evasione venga spesso considerata come un comportamento sanzionabile con una pena detentiva, va precisato come non sempre la stessa costituisca reato, dovendosi ritenere penalmente rilevanti solo quelle ipotesi in cui vengano superati determinati limiti minimi (tutti indicati nel D. Lgs. 74/2000) o realizzati particolari comportamenti tipizzati dal legislatore. Di regola, quindi, a meno che non si sforino le soglie previste dalla legge, chi sottrae al fisco uno o più redditi percepiti nell’anno d’imposta commette “soltanto” un illecito amministrativo, punito con l’irrogazione di una sanzione pecuniaria. Ne consegue perciò che colui il quale -senza sforare le soglie previste dalla legge penale- aumenti in modo artificioso i costi sostenuti durante lo svolgimento della propria attività solo per incrementare le detrazioni fiscali, oppure non dichiari un compenso ricevuto da un cliente, non commette il reato di evasione fiscale, ma andrà comunque incontro a due spiacevoli conseguenze: l’operazione di “recupero a tassazione” di tali importi da parte dell’Agenzia delle Entrate (facendo rientrare gli stessi nella base imponibile da cui invece erano stati nascosti dal contribuente) e l’applicazione, poi, delle relative sanzioni pecuniarie. Come si diceva poc’anzi, la linea di demarcazione tra l’illecito amministrativo e quello penalmente rilevante trova la sua ragion d’essere nella modalità adottata per attuare l’evasione e nella natura quantitativa della soglia da superare: in altre parole, tutto dipende dal “come” e dal “quanto” si evade. Alla luce di quanto disposto dal D.lgs. 74/2000 e successive modifiche, le principali condotte delittuose sottoposte a soglia minima di punibilità sono la dichiarazione fraudolenta mediante artifici, la dichiarazione infedele, l’omessa dichiarazione e l’omesso versamento IVA. Nel caso di dichiarazione fraudolenta mediante artifici, il reato consiste nella falsificazione delle dichiarazioni mediante l’inserimento di elementi passivi fittizi e sussiste se l’imposta evasa è superiore a 30.000,00 Euro (con riferimento a ciascuna delle singole imposte) oppure i redditi non dichiarati superano il 5% del totale (o comunque 1,5 milioni di Euro). La pena è della reclusione da 1 anno e sei mesi fino a 6 anni. La dichiarazione infedele, invece, ha a oggetto dichiarazioni mendaci che non rientrino nei casi appena indicati e riportino elementi attivi per un ammontare inferiore a quello effettivo o elementi passivi inesistenti. In questo caso, il reato sussiste se l’imposta evasa è superiore a 150.000,00 Euro o i redditi non dichiarati superino il 10% del totale (o, comunque, i 3 milioni di Euro). La pena è della reclusione da 1 a 3 anni. L’omessa dichiarazione sanziona il comportamento di chi, al fine di evadere l’Iva o l’imposta sui redditi, non presenta, pur essendovi obbligato, una delle dichiarazioni relative a dette imposte e l’imposta evasa, con riferimento a ciascuno dei singoli tributi, sia superiore a 50.000 Euro. In questo caso, la pena è della reclusione da un anno e 6 mesi a 4 anni. L’omesso versamento IVA infine concerne i casi in cui si tralasci intenzionalmente il versamento dell’Iva dovuta in base alla dichiarazione annuale per un ammontare superiore a 250.000 euro per ciascun periodo d’imposta, entro il termine per il versamento dell’acconto relativo al periodo d’imposta successivo. In quest’ultimo caso la pena è della reclusione da 6 mesi a 2 anni.

Avvocato Luigi Di Gennaro / aprile 2018