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Il codice rosso può salvarci dal revenge porn

#peaceandlaw

Il codice rosso può salvarci dal revenge porn


Lo scorso 3 aprile è stato approvato dalla Camera il testo del disegno di legge d’iniziativa del Governo, mediaticamente noto come “Codice Rosso”, poiché esso allude a un percorso preferenziale e d’urgenza per la trattazione dei procedimenti in materia di tutela delle vittime di violenza domestica e di genere.
Il disegno di legge in parola, oltre ad introdurre nuove fattispecie di reato come la “Violazione dei provvedimenti di allontanamento dalla casa familiare e del divieto di avvicinamento ai luoghi frequentati dalla persona offesa”, la “Costrizione o induzione al matrimonio”, ovvero la “Deformazione dell’aspetto della persona mediante lesioni permanenti al viso”, mira altresì a porre un freno al ripugnante fenomeno del cd. Revenge Porn, ovvero la “Diffusione illecita di immagini o video sessualmente espliciti”. Per chi non conoscesse il significato del termine, il Revenge Porn è la pubblicazione sui social network o sulle applicazioni di messaggistica istantanea, di video o immagini che ritraggono parti intime dell’ex partner, quale virtuale, ignobile, rappresaglia per essere stati lasciati. In alcuni casi, le persone vittime di questa vergognosa vendetta hanno avuto molte difficoltà a superare l’evento, come documentano alcuni fatti di cronaca diventati tristemente famosi. Partiamo da una premessa facilmente intuibile: non è ancora possibile evitare la diffusione di foto o video che possono diventare virali se scambiati su applicazioni di messaggistica istantanea (come WhatsApp), ma se questa legge dovesse essere approvata, tutti coloro che si renderanno responsabili di siffatte azioni rischieranno fino a sei anni di carcere e saranno costretti a pagare i danni psicologici e d’immagine sofferti dalla vittima. Il testo normativo che sta per essere approvato, salvo modifiche successive al vaglio in Senato, punisce chiunque (dopo averli realizzati o sottratti) invia, consegna, cede, pubblica o diffonde immagini o video a contenuto sessualmente esplicito, destinati a rimanere privati, senza il consenso delle persone rappresentate. La stessa pena si applica a chi, avendo ricevuto o comunque acquisito le immagini o i video di cui sopra, li invia, consegna, cede, pubblica o diffonde senza l’autorizzazione delle persone rappresentate al fine di recare loro nocumento.
Il reato dunque sussiste quando non vi sia il consenso delle persone rappresentate e affinché possa ritenersi validamente prestato, il consenso dell’avente diritto deve essere libero, attuale, spontaneo e non coartato, non viziato da errore, violenza o dolo, espresso (non tacito o presunto), manifestato da persona capace di intendere e volere. Se ancora non fosse chiaro, la novità più eclatante di questa proposta legislativa potrebbe essere quella di arrivare a punire anche chi abbia contribuito a far girare (e quindi a far diventare virale) video o foto sessualmente espliciti, non tanto con il fine di recare nocumento alle persone rappresentate, quanto col mero, pur deplorevole, scopo goliardico o per vantarsene. Per evitare dunque di diventare complici di chi commette il reato di Revenge Porn, abbiamo il dovere di interrompere immediatamente la condivisione di quel materiale, nel caso dovessimo diventarne accidentali destinatari.

Avvocato Luigi Di Gennaro / maggio 2019