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ALCOLTEST: quando il rifiuto non è punibile

#peaceandlaw

ALCOLTEST: quando il rifiuto non è punibile


Non di rado accade che al termine di una piacevole serata conviviale, o magari dopo una festa, si debba tornare a casa con la propria auto, sebbene si sia assunto dell’alcol. Proprio in casi come questi, può capitare di essere fermati dalle Forze dell’Ordine che possono chiedere al conducente di sottoporsi al cd. alcoltest, che viene eseguito mediante un particolare strumento: l’etilometro.
Grazie a quest’ultimo è possibile effettuare la misurazione del tasso alcolemico presente nell’aria espulsa dai polmoni, che viene così raccolta e analizzata dall’apparecchio stesso.
Nel caso in cui la misurazione abbia esito positivo, gli operanti hanno l’obbligo di ripetere l’esame, effettuando una seconda rilevazione, al fine di testare l’affidabilità della prima.
Talvolta può accadere – nei casi in cui gli agenti siano sprovvisti di etilometro- che il conducente venga invitato a recarsi presso il comando più vicino o presso una struttura sanitaria, al fine di poter compiere l’accertamento.
Chiariamo subito una cosa: gli operanti non possono in alcun caso costringere l’automobilista ad effettuare il test etilometrico.
In questo caso, interviene il settimo comma dell’art. 186, D. Lgs. 285/1992 (cd. Nuovo Codice della Strada), che nell’ambito della fattispecie di guida in stato di ebbrezza, delinea una particolare ipotesi rispetto a quella prevista dai precedenti commi, che sanzionano in misura diversa e graduata il conducente che si pone alla guida con un tasso alcolemico superiore a 0,5 g/l (lett. A), con pene che possono arrivare fino ad un anno di arresto e contestuale sospensione della patente di guida fino a due anni.
La peculiarità dell’ipotesi prevista dal settimo comma dell’art. 186 del Codice della Strada, consiste nella facoltà riconosciuta al conducente di opporre un rifiuto all’invito di sottoporsi all’alcoltest.
È proprio il rifiuto che, assimilato ad un’ammissione di colpa, fa scattare l’applicazione delle sanzioni previste per l’ipotesi più grave, descritte dal secondo comma alla lettera C, ovvero l’ammenda da euro 1.500 a euro 6.000, l’arresto da sei mesi ad un anno, nonché la sospensione della patente di guida da uno a due anni.
Ma ci sono delle buone notizie.
Sul tema è difatti intervenuta una recente sentenza delle Sezioni Unite della Cassazione che ha ammesso la compatibilità della causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto prevista dall’art. 131-bis c.p., con l’ipotesi del rifiuto di sottoporsi all’alcoltest.
In un’ottica di sgravio del sistema penale, dunque, lo Stato rinuncerebbe ad irrogare la pena per condotte simili, che per la loro esiguità risulterebbero non particolarmente allarmanti da essere penalmente sanzionate.
Resti comunque inteso che la pericolosità, e dunque la connessa gravità derivante dalla disobbedienza alla richiesta di effettuare il test, dovrà essere valutata alla luce della situazione nel suo complesso.
Ne consegue, che meno pericolosa è la situazione in cui versa il soggetto che si pone alla guida sotto l’effetto di sostanze alcoliche -come ad esempio quella di un soggetto che conduce un’auto in un luogo isolato o che percorra solo alcuni metri per poi fermarsi- altrettanto meno grave, fino a ritenersi particolarmente tenue, sarà la condotta di chi rifiuterà di sottoporsi al test alcolemico.
Resta in ogni caso lampante la scelta più saggia: meglio dire un sì al momento giusto – magari ad un amico che per tutta la sera ha bevuto analcolici e che si offre di guidare – piuttosto che un no ad un regolare controllo delle Forze dell’Ordine.

Avvocato Luigi Di Gennaro / gennaio 2017