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Ma quanto è pio il Pio Albergo Trivulzio?

#ZibaldoneDiMimmo

Ma quanto è pio il Pio Albergo Trivulzio?


Proseguono le giornate difficili di questa quarantena per Coronavirus. Restiamo travolti da protocolli, tracolli, elaborazioni, sopportazioni, decreti, ordinanze, recessione, recinzioni.

Sul Coronavirus si cimenta Lorella Cuccarini su Rai1, “La vita in diretta”, 55 anni, romana. La scoprì ballerina a vent’anni Pippo Baudo nel 1985 trascinandola in “Fantastico 6”. Immarcescibile a tutto video l’assessore al welfare della Regione Lombardia Giulio Gallera, sempre lui che Giorgio Bracardi urlerebbe “in Gallera! in Gallera!”.

Parola nuova, elegante, il plateau, l’altopiano, il piano che la curva dei contagi assume dopo l’impennata iniziale. Siamo sull’altopiano, ondeggiamo sull’altopiano, sul plateau che non è il Plateau Rosa che, nelle Alpi occidentali, schizza a 3.500 metri su livello del mare. Noi siamo più giù, sul livello del male.

PIO – In questo 23 di aprile, sessantaduesimo giorno d.C. (dopo Coronavirus), la domanda è: ma quanto è pio il Pio Albergo Trivulzio, grandioso polo geriatrico milanese con 1.200 posti-letto, nato nel 1771 per volontà dell’omonimo filantropo meneghino, principe Antonio Tolomeo Gallio Trivulzio. Albergo sfortunato, indicato e indagato, che già ventotto anni fa balzò alla ribalta nella Tangentopoli 1992 con l’arresto di Mario Chiesa, presidente dell’Albergo e ingegnere, beccato mentre intascava una tangente di sette milioni e, oggi, cimitero di anziani, 143 morti per Coronavirus, con sventagliata di indagini, inchieste, perquisizioni della Guardia di finanza e rimpallo di responsabilità tra il Pio e la Regione Lombardia. Davanti all’inferriata dell’Albergo, Enrico Mentana piazza e spupazza per la7 il siciliano di Ragusa Carmelo Schininà, 44 anni, per riferire, illustrare, commentare, dare notizie, fatti e misfatti.

UNA E TRINA – La Rai, una e trina, Tg1, Tg2, Tg3, fondata da Massimiliano Cencelli, il portaborse romano della Dc, giunto oggi agli 84 anni, che così disponeva su cinque assunzioni alla tv di Stato: due democristiani, un socialista, un comunista e uno bravo. Oggi sono cambiate le provenienze politiche, ideologiche, religiose e filosofiche ma, fra raccomandati, assicurati, spinti, sospinti, accompagnati e incartati, la lottizzazione (termine inventato dal giornalista Alberto Ronchey nel 1968) resiste e persiste.

Lontani, nel tempo lontano, i regni primigeni dei telegiornali. I re dei 21 pollici tra “Carosello” e le prime gambe della bolognese Raffaella Maria Roberta Pelloni, poi sinteticamente Raffaella Carrà, figlia di un barista di Bellaria.

Ecco i tre re dai quali è cominciato negli anni Settanta il divismo televisivo. Emilio Fede (Tg1), siciliano di Barcellona Pozzo di Gotto, figlio di un brigadiere dei carabinieri, a 45 anni in video al telegiornale della rete ammiraglia in tandem con la biologa triestina Bianca Maria Piccinino che aveva 56 anni, prima donna a condurre un telegiornale. Era il 1976. Il romano Andrea Barbato (Tg2) a 32 anni in video per il notiziario della rete socialista, capelli ricci compatti, grandi occhiali. E Sandro Curzi (Tg3), agnostico e tifoso della Lazio, con la tessera del Pci a 14 anni, fieramente calvo e comunista, un bull-dog con la bandiera rossa della terza rete nata nel 1979.

Ai colossi dell’antichità televisiva sono succeduti belle gioie, tipini, giovani paladini, paludati e disinvolti sino ai dispensatori di notizie di oggi alle prese col Coronavirus.

VOLTI D’OGGI – Ed ecco, sul Tg1, Marco Frittella di Orte, 62 anni, cravatta rossoverde da tifoso della Ternana, che sgancia gli inviati sul posto, il siciliano Giuseppe La Venia e Giulia Sarnelli, chiama, propone, dirige e si collega con Giovanna Botteri catapultata da New York alla Cina per le ultime notizie su Vuhan. A Frittella dà il cambio Laura Chimenti, 44 anni, romana, sofisticata, l’uragano biondo della prima rete che dà il cambio a Maria Soave, 44 anni, sbocciata da Potenza, cascata di capelli neri.

Spopola sul Coronavirus del Tg2 l’immensa foresta di capelli di Chiara Lico, 45 anni, romana, e non demorde Maria Concetta Mattei, 63 anni, trentina, col caschetto biondo che spiove a destra.

Al Tg3 compare Maria Cuffaro, 56 anni, romana, di madre svizzero-indiana, la più bella delle tenebrose, autentica squaw televisiva, e le dà il cambio Tatiana Lisanti, 42 anni, torinese, cavaliere della Repubblica, brunetta sorridente.

Volti e parole contro il Coronavirus, una gran passerella. La televisione dentro casa. Ci porta il Coronavirus e i suoi irresistibili narratori dell’uno, due, tre Rai.

DIAVOLI – In questi tempi di Coronavirus ci mancavano i diavoli. Ma si sa che la televisione di questi giorni è un paradiso abitato da diavoli, virologi, epidemiologi, statistici e sierologi. Ed ecco che su Sky deflagra la nuova serie-thriller “Diavoli” adeguato ai tempi, cioè un gran casino a puntate della finanza mondiale, demoniaco e affascinante, tra il fascino americano dell’attore del Maine Patrick Dempsey e i patimenti dell’attore di Cinecittà Alessandro Borghi con barba da borgata romana, e le donne, che donne!, la spagnola Laia Costa con un faccino da ragazzetta perversa, la polacca Kasia Smutniak angelo sterminatore e l’olandese Sallie Harmsen che sembra proprio la ragazza olandese con l’orecchino di perla. Ciuffi suggestivi di uomini e suggestive caviglie di donne in una sequenza di edifici di cristallo e intrighi, a Londra, nella strage di un Coronavirus del potere, dell’arricchimento e dell’imbroglio. Il tutto tratto da un romanzo di Guido Maria Brera, rampante scrittore romano con moglie Caterina Balivo.

di Mimmo Carratelli / 23 aprile 2020