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Lorenza promette: andremo al mare

#ZibaldoneDiMimmo

Lorenza promette: andremo al mare


L’ottimismo del sottosegretario ai Beni culturali. Scontro duro tra fase-uno e fase-due. Colpo secco di Gianni Rezza. In onda il marito di Sydne Rome.

E al 18 aprile 2020 siamo al cinquantasettesimo giorno d.C. (dopo Coronavirus), nel pieno di una realtà lunare, il vecchio mondo come lo conoscevamo è lontano, la vecchia Terra è appiattita nell’angoscia. Aspettavamo i marziani ed è arrivato il Coronavirus in questo nuovo mondo di città deserte ed ospedali, di bollettini di guerra, il panorama irreale delle strade e delle piazze.

A che punto siamo nel tunnel? Si vede il fondo, si vede la luce? C’è questa dura battaglia tra la “fase due” e “non abbassiamo la guardia”. Un passo avanti, un passo indietro. Le mascherine per sempre, l’unica certezza.

In tv, il commissario all’emergenza Domenico Arcuri, 57 anni, calabrese di Melito Porto Salvo, ha la voce un po’ metallica e molto immanente di Hal 9000, il supercomputer di Stanley Kubrik sulla “Discovery One”. È una voce che non ammette dubbi. Profonda, piena, incisiva.

Intanto, c’è la grande partita. Aprire contro continuare a chiudere. Allentare i dispositivi contro non abbassare la guardia. La salute e l’economia. Restare a casa contro uscire.

Il contagio è un cane randagio che va e che viene, non se ne afferra la coda, non se ne prende la testa. Il direttore del reparto malattie infettive dell’Istituto superiore di sanità Gianni Rezza (si gonfia la rezza) taglia brutalmente corto: “Siamo ancora in fase uno”. Altro che due. Aspettare i dati, confrontare i dati. Chi ha dati ha dati, chi ha avuto ha avuto.

Ma i dati sono attendibili? I dati sul coronavirus sono disomogenei e frammentati. Interviene in proposito Roberto Bernabei, 68 anni, direttore del reparto geriatria dell’Ospedale Gemelli, nientemeno che figlio di Ettore Bernabei, famoso direttore generale della Rai, ma soprattutto marito di Sydne Rome, 69 anni, ah Sydne, l’americana dell’Ohio, faccia spiritosa tutta riccioli biondi, attrice e show-girl, quaranta film dal 1969 tra cui “La sculacciata” epica cinematografica del 1974. E sui dati attendibili, credibili, sgradevoli, positivi, negativi, ondivaghi dice la sua anche Matteo Villa, ricercatore dell’Istituto per gli studi di politica internazionale.

Il coronavirus attrae medici, virologi, biochimici, epidemiologi, matematici, infettologi, filosofi, cantanti (Francesco Guccini: “Non impareremo nulla neanche stavolta, dopo non saremo migliori”), esteti, tuttologi, telecronisti, giornalisti, espertisti. Pio D’Emilia, romano, 66 anni, faccia da simpatico clown, parla dal Giappone, ci vive da trent’anni, reporter ottimista di Sky, non assume mai toni apocalittici, ha sempre una faccia da Galbani vuol dire fiducia, è sorridente, sorridendo ha fatto telecronache di centrali nucleari esplose, tsunami e, ora, gli tocca il coronavirus, una bazzecola da Tokyo, mentre continua a dire del suo soggiorno giapponese: “Non sempre riesco a capire, non sempre mi faccio capire, ma ci provo”.

Intanto, il lockdown ricorda Loch Ness, il mostro di Loch Ness. Ma, animo! Lorenza Bonaccorsi, romana. 52 anni, sottosegretario dei Beni culturali, capello svolazzante e faccino da Harry Potter, ha promesso: “Quest’estate andremo al mare, ci stiamo lavorando”.

Rientrano i tre astronauti partiti a bordo della Soyuz sei mesi fa per la stazione spaziale. Era novembre a.C. (ante Coronavirus). La navicella atterra a Jezkazgan, nelle steppe del Kazakistan. Sorpresa! Gli astronauti trovano un nuovo mondo. Così dice l’americana del Maine Jessica Meier, biologa marina, appena messo piede a terra: “È come se tornassimo in un pianeta completamente diverso”. È la Terra del Coronavirus. Gli altri due membri dell’equipaggio, il russo Oleg Skripochka e l’americano della Virginia Andrew Morgan, rilasciano dichiarazioni prudenti. Si stava meglio nello spazio, potrebbero dire. Ma non lo dicono e vanno dritti dritti in quarantena.

di Mimmo Carratelli / 18 aprile 2020