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La quarantena ha spento le voci di Napoli

#ZibaldoneDiMimmo

La quarantena ha spento le voci di Napoli


La città imprigionata in un silenzio opprimente. Il virus ha cancellato i rumori, i richiami, le invocazioni di un popolo vociante, il suo caos infinito e vitale.

Il drone sorvola Napoli, cinquantaquattresimo giorno d.C. (dopo Coronavirus). Il mare è calmo, senza una barca. La città è muta. Senza una voce.

Il virus ha ucciso le voci di Napoli. Ha ucciso Napoli. Perché la sua voce è tutto. La voce di Napoli. Il suo brusìo, il suo chiasso, il suo clamore, la sua vita nelle strade e per le piazze. La sua rumorosa carta d’identità.

Il rumore di Napoli non c’è più e il silenzio rende agghiacciante la città della quarantena. Il rumore, i rumori di Napoli sono famosi. La città più rumorosa d’Italia, del mondo. Così si dice. Una città che stordisce. Il frastuono di Napoli. Un’accusa continua alla città della confusione e delle urla.

Ma era la vita. La vita vera.

Napule è ‘a voce d’’e criature che saglie chianu chianu e tu sai ca nun si sulo. Oh, Pino Daniele.

Le voci dei mercatini, delle file scomposte, delle lunghe attese alla fermata degli autobus, della ressa alla metropolitana, nei bar, fuori le scuole, le voci dei venditori ambulanti. Tutto cancellato dal coronavirus.

È un silenzio pesante, opprimente. È l’insopportabile cappa di silenzio che ha cancellato la città. La città che parla ad alta voce che si confronta, si affronta, si scontra, che si chiama, che invoca, che insegue un’altra voce. Il concerto delle strade di Napoli. Il concerto di un dialetto urlato. Onde sonore che rendono viva la vita della città.

Le voci della Sanità, di Forcella, di Fuorigrotta, dell’Arenaccia. Voci di popolo. Le voci del Vomero, meno intense. Le voci più soffuse di Posillipo. Le voci allegre di Santa Lucia e di Mergellina, i pescatori, i barcaioli, una volta i contrabbandieri di sigarette. Le imprecazioni sonore nel traffico.

Tutto quello che non piaceva alla gente di fuori, visto da fuori, raccontato da fuori, Napoli puahhh un caos!, ma poi è il caos che incanta la stessa gente che viene a conoscere Napoli, travolta e coinvolta dalla straordinaria vitalità di Napoli, dalle sue voci infinite. Le voci delle canzoni.

Cantano a buordo, so’ napulitane. Le voci che andavano via, verso l’America lontana. Le voci che si vanno perdendo. Spassàteve ‘o tiempo, nucelle ‘nfurnate. Acquaiò, l’acqua è fresca? Uagliune crisciute mmiezz a na via. Faccia gialluta, san Gennaro mio putente. Le voci del miracolo.

La quarantena ha ucciso le voci di Napoli. E Napule non è più Napule.

di Mimmo Carratelli / 12 aprile 2020