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Il coronavirus contagia la tv

#ZibaldoneDiMimmo

Il coronavirus contagia la tv


Appare, compare, dilaga sui telegiornali, nei talk-show, ventiquattro ore su ventiquattro su Sky. Fermo il calcio, ecco la partita della quarantena.

Il tocilizumab. Sembra un passo di rumba, meglio ancora di zumba. È invece il farmaco in fiale contro l’artrite reumatoide. L’idea geniale del professore Paolo Ascierto del Cotugno di Napoli per spegnere l’infiammazione del coronavirus nei polmoni dove fa un inferno di fuoco. Sta dando buoni risultati. Combattiamo come possiamo.

5 aprile. Quarantaquattresimo giorno d.C. (dopo Coronavirus). Una strage. Battuta fulminante: in media stat virus. Indecente. Isolato nei laboratori italiani e di tutto il mondo, il coronavirus si sottrae e frequenta telegiornali e talk-show, quotidiani, rotocalchi, tavole rotonde e bla-bla-bla vari.

Appare da Barbara Palombelli, “Stasera Italia”, su Rete4. Si sposta su “Porta a porta” di Bruno Vespa quando c’è e trova la porta aperta. Piomba dal massimo Narciso televisivo Massimo Giletti a “Non è l’arena” su la7. Dilaga su “Tagadà” dal lunedì al venerdì, ospite di Tiziana Panella, che fa la trasmissione bella, 52 anni, napoletana di fascino cinematografico. Impone nuove maratone a Enrico Mentana. In diretta con “La vita in diretta” e il faccione di Alberto Matana. Conquista l’intero palinsesto di Sky-news. Si insinua persino da Maria Carmela D’Urso, detta Barbara, 63 anni, napoletana solare, in “Non è la D’Urso” e allora chi è, e lei prega con Matteo Salvini, è una donna che prega e frega.

Va in tilt il sito Inps del presidente Pasquale Tridico (qui Tridico e qui lo nego), preso d’assalto dal milione di lavoratori richiedenti i 600 euro previsti dal decreto Cura Italia.

La quarantena viene prorogata, come una cambiale, al 13 aprile.

Il calcio è fermo con effetti collaterali. Fabio Concato contro Rita Pavone. “Domenica bestiale”, ovviamente bestiale senza il calcio, e “La partita di pallone”, mi lasci sempre sola. Con una intrusione di Domenico Modugno nella quarantena: la convivenza, sai, è un dispendio che fa dannare chi ti sta vicino, è già passato un mese ed è un incendio.

Uomini e donne. Il calcio e le vedove bianche della domenica. Di fronte, gli stadi sono chiusi. Finalmente in casa, gli uni e le altre, c’eravamo tanto amati, ora siamo molto armati.

La “domenica bestiale”. In casa, noi maschietti del pallone eravamo un “vuoto”, ora siamo un “pieno”. Io e te, amore caro, amore bello, fra queste quattro mura. Andavamo dietro al pallone, attori, protagonisti, comparse, commentatori, opinionisti e tifosi, per diciamo cinquemila minuti all’anno, supplementari e rigori esclusi, escluse anche le amichevoli, escluso il calciomercato, non un’enormità. Tutto qui mi lasci sempre sola? Sempre, quando? La domenica, la domenica bestiale, e il mercoledì di Champions che può essere bestiale a suo modo. Facendo il conto pieno, un totale di tre giorni su 365 all’anno in cui ti lascio sempre sola.

Ma il problema non era prima, è adesso. Perché ora la partita è qui, in questo non tanto metaforico campo di calcio che è la casa della quarantena. Le tattiche sono chiare. Noi, i maschietti, applichiamo la strategia difensiva di Rocco ed Helenio Herrera. Lei, più istintiva, sincera, aperta, aggressiva, si rifà al 4-3-3 di Galeone e Sarri. Attacca. Su ogni cosa e ad ogni cosa si attacca.

Noi ricorriamo al fallo tattico per fronteggiarla, per contenerla, per fermarla mentre lei viene avanti sulle fasce, nel corridoio, nel tinello, straripando nell’angolo riservato maschile, le nostre poche cose, ma sacre, inviolabili. Le triangolazioni femminili sono micidiali, lei gioca sulle ali dell’assalto. Il catenaccio dell’uomo regge a fatica e di contropiede neanche a parlarne, al massimo prendiamo un palo che è lo spigolo della porta nella confusione di una fuga.

La domenica mi lasciavi sempre sola ed ora sei qua ventiquattr’ore su ventiquattro. Non va mai bene. Ti conosco mascherina, lei fa. Cara, non mi fai respirare. E’ la partita di ogni giorno, di questi giorni, il nostro campionato della convivenza e della sopravvivenza. Noi e lei senza vie di fuga. La blocchiamo negli ultimi sedici metri, lei pretende il rigore, lo batte e manda in frantumi mezza libreria, il computer e i due soldatini di piombo sulla scrivania. C’è la sudditanza psicologica dei figli che si schierano con la madre, la più forte.

Lei va oltre ogni regola, è astuta, ti mette fuorigioco, urla al tuo fallo di mani, ti sgambetta. Non c’è niente da fare. Anche perché in casa non c’è la Var. E se anche ci fosse, in questa partita fra quattro mura, sarebbe sua. Già la sento urlare: la Var è mia e me la gestisco io.

di Mimmo Carratelli / 5 aprile 2020