party magazine
temi
gli eventi
le storie
la redazione
Spazi Pubblicitari
instagram
facebook
youtube

PARTY MAGAZINE

Il coronavirus ci ha tolto la primavera

#ZibaldoneDiMimmo

Il coronavirus ci ha tolto la primavera


La quarantena ha reso il mondo piatto. La bella stagione ha perso i suoi odori, le promesse, gli amori. Addio alle prime gambe nude delle ragazze.

Oggi, 10 aprile, cinquantunesimo giorno d.C. (dopo Coronavirus). Il virus stramaledetto ci ha tolto anche la primavera, oggi, ventiduesimo giorno di primavera, la primavera sospesa su città deserte, giardini vuoti, passeggiate chiuse, parchi proibiti, mare abbandonato, primavera  ch’era il risveglio di cuori e di occhi, le prime gambe nude delle ragazze, i primi vestiti leggeri a regalarci le gradite linee femminili, i ragazzi più liberi, in maglietta, i sogni e le fantasie di primavera.

Primavera di bellezza nella vita e nell’asprezza.

Primavera ti sorprende come una malattia, è altro che un cielo chiaro e scopri che hai bisogno di quel sole e non ti fa paura la sua allegria, cantavano quelli del Banco del Mutuo Soccorso.

E Riccardo Cocciante, con quel bosco di capelli in testa: “Io rinascerò cervo a primavera, oppure diverrò gabbiano da scogliera”. Noi, chiusi in casa, né cervi, né gabbiani. Fabrizio De André: “Primavera non bussa, lei entra sicura come il fumo”.

Si era illuso Pino Daniele: “In questa primavera l’Europa cambierà, la gente è più sincera, la pace arriverà”. La primavera è qui (Frank Sinatra: “Spring is here”). Febbre di primavera, l’amore è nell’aria, primavera è ovunque, sculettava Elvis Presley (Spring fever, love is in the air, spring is everywhere).

Canzoni di nostalgia quando tutto il tempo era nostro, le stagioni e il mondo. La primavera resta là fuori, una promessa mancata, una rinascita esclusa, un richiamo negato. Quei brividi di primavera non entrano nelle case della quarantena. Si può guardare il cielo terso, si può guardare il mare blu, laggiù, dalla strada, non arriva il ticchettìo dei tacchi di suggestione, le ragazze di primavera. Esse stesse, primavera. Leggiadre, leggere, un vento d’allegria.

Ha scritto Pablo Neruda: “Potranno tagliere tutti i fiori, ma non fermeranno mai la primavera”. L’hanno fermata. Non hanno tagliato i fiori, ci hanno tagliato fuori. La stagione più bella, gentile, dolce. I fiori di primavera. Il narciso, bianco e giallo, simbolo del sole, dell’energia vitale. Le violette col loro colore intenso. Il tulipano. Le margherite. E i prati delle scampagnate.

Niente, tutto è diventato piatto. Un mondo piatto. Il mondo della quarantena. Anche nello sport era tutto un rifiorire. Il ciclismo sbocciava in primavera.

La Milano-Sanremo delle biciclette era “la classica della primavera”. I corridori, scollinato il Poggio, quattro chilometri di salita erta sino ai 169 metri del promontorio ligure, si tuffavano tra i fiori e gli odori della riviera di ponente, la riviera dei fiori, parchi e giardini, serre e prati, palme, uliveti.

Il campionato di calcio fioriva a primavera, appena un mese prima della sua conclusione. Sbocciava la squadra-scudetto. Fiorivano gli stadi di gente allegra.

Si rallegrava la pallanuoto nelle piscine a cielo aperto, nelle partite a mare. Finiva il calcio, cominciava la pallanuoto. Una volta, a Napoli, si giocava nell’insenatura del Molosiglio, il campo di gioco circondato da tribune in legno dondolanti sulle onde mosse dai pallanuotisti. Si giocava a mare a Livorno; a Camogli con “le triglie in controfuga”; a Recco, la piscina degli squali liguri, Eraldo Pizzo il caimano.

E arrivava il tempo delle vele. Le regate di Capri, fra scirocco e maestrale.

Quarantena continua. Sfogliamo l’ultima margherita. Finirà? Non finirà?

di Mimmo Carratelli / 10 aprile 2020