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Sara, aka Tal Wes

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Sara, aka Tal Wes


Sara Camera è una giovane illustratrice, o meglio disegnatrice (come ama definirsi) napoletana. Tecnica, formazione, esercizio e passione i suoi punti cardinali.

Iniziamo dal tuo pseudonimo: Tal Wes. Perché?
Il mio nome d’arte nasce dalla fusione di due parole: “Tal” è l’abbreviazione di Talismano, mentre “Wes” è un soprannome legato ad una persona del mio passato. Ho pensato che unire queste due parole producesse qualcosa di speciale, una sorta di formula magica.

Parlaci della tua formazione artistica
Sono un’illustratrice, ma mi piace definirmi principalmente una disegnatrice. Disegno da quando ero piccola: ho imparato prima a disegnare e dopo ad allacciarmi le scarpe. Sono sempre stata molto attratta dai fumetti, dai cartoni animati e dai film d’animazione (ad esempio i classici Disney e quelli giapponesi), che rappresentano una continua fonte d’ispirazione.
Sono sempre stata una grande osservatrice e un’assidua lettrice. Il disegno è stato per me sia uno sfogo che un riflesso incondizionato di ciò che guardavo e assimilavo.
Alle elementari disegnavo durante le lezioni e spesso dovevo nascondere i fogli alle maestre. Alle scuole medie amavo partecipare a progetti artistici e la mia professoressa di storia dell’arte mi consigliò di frequentare il liceo artistico. Un felice consiglio, che mi ha catapultata in un universo “variopinto” vicino al mio concetto ideale di scuola.
Durante quegli anni ho conosciuto molti artisti con cui confrontarmi e su tutti ricordo il fotografo Giuseppe Attanasio, col quale condivido tuttora una grande amicizia.
Successivamente ho perfezionato lo studio del disegno, del fumetto e dell’illustrazione alla Scuola Internazionale di Comics. Sono stati tre anni nei quali ho iniziato a sperimentare e trovare una mia dimensione e un mio stile.
Una ulteriore tappa della mia formazione è stata la frequenza del corso di grafica pubblicitaria ed editoriale all’Istituto superiore Ilas, per acquisire le basi del digital painting e della grafica.

Quanto è importante la tecnica nel tuo lavoro?
La tecnica è qualcosa che si sviluppa solo ed unicamente con lo studio ripetitivo e assiduo. Come con qualsiasi altra disciplina il disegno ha bisogno di esercizi. Ho sperimentato moltissimo e per tantissime ore al giorno durante questi anni. Ho sempre disegnato e alcuni concetti di base, come la struttura di un disegno, la sua proporzione e la prospettiva mi sono sempre risultate naturali. Senza il duro lavoro e il continuo allenamento, però, non sarei mai stata capace di raggiungere il controllo che ora riscontro quando decido di prendere una matita o una penna in mano. In sintesi direi che la tecnica per me è fondamentale.

Progetti in cantiere?
Ho parecchi progetti in mente, a volte ho paura che siano troppo ambiziosi. Mi piacerebbe molto lavorare come illustratrice per una importante casa editrice, creare un mio albo illustrato o un mio artbook con una raccolta di tutti i personaggi che invento, che ho in testa e che mi fanno compagnia. Ho intenzione un giorno di pubblicare una graphic novel.

Che rapporto hai con la tua città?
Vivo a Napoli da sempre, ci sono nata e cresciuta e gli stimoli che è capace di dare la città sono davvero moltissimi. Un luogo particolare al quale sono legata è lo “Scugnizzo Liberato” a Montesanto, un bene comune, che con i suoi progetti di recupero sociale mi ha permesso di stare a stretto contatto con la città. Sono convinta che Napoli in questi ultimi anni si stia risollevando, ma percepisco bene che altrove troverei avrei sicuramente più opportunità lavorative.

articolo di Carmine Luino / aprile 2018