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Livia, miss illustrator

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Livia, miss illustrator


Livia Pastore, autrice della nostra copertina d’autore si racconta. I grandi del fumetto internazionale, l’ukulele, il cinema e Napoli.

Qual è la tua formazione artistica e quali i tuoi Maestri?
Ho frequentato l’Accademia di Belle Arti di Napoli e contemporaneamente un corso di fumetto alla Scuola Italiana di Comix. Il mio obiettivo era diventare una disegnatrice di fumetti. Sino ad allora, la mia cultura sui comics si limitava ai manga e ai Topolino. Stentavo a credere quante cose fossero collegate all’apprendimento del racconto per immagini. Ho imparato tutto dai grandi professionisti del fumetto: Fabrizio Fiorentino, Lorenzo Ruggiero, Pako Massimo, Vincenzo Cucca, Alessandro Nespolino, Raul e Gianluca Cestaro, Steve Boraley e Italo Mattone. Alcuni hanno uno stile più “americano”, altri più “bonelliano”, alcuni sono maestri dello stile “euromanga”, altri ancora hanno invece un approccio più autoriale e non si identificano in nessun genere.
Dopo essermi laureata all’Accademia e aver svolto un apprendistato presso GG Studio, piccolo publisher napoletano, ho pubblicato in Italia, Germania e Stati Uniti. Nel 2013 ho iniziato a lavorare per la Big Dog Ink, un’editrice americana affiliata della Aspen, realizzando 6 volumi per la testata Knightingail: Dawn of Destiny. Ma è stato dopo, sulle pagine di Blades of Hope, che ho capito che il mio stile di disegno si sta ancora evolvendo.

Qual è il tuo rapporto con Napoli?
Ho un sentimento di amore e odio verso la mia città. Non passa giorno senza che desideri andare ad abitare altrove, ma poi, puntualmente, mi basta uno scorcio del golfo per ricordarmi di quanto sono fortunata a vivere qui. Nonostante i tanti difetti di noi napoletani, penso che chi cresca qui abbia un savoir-faire, una certa intraprendenza, uno spirito d’iniziativa unici al mondo. Sono quella che a Napoli viene definita ‘nzallanuta, ovvero una persona un po’ distratta. Quando poi provo a parlare il dialetto scateno grosse risate.

Il tuo tratto è molto internazionale, ben orientato verso la scuola americana.
È quello che capita a leggere Brian Michael Bendis, Warren Ellis, Frank Miller e ad ammirare artisti come Stuart Immonen, Kenneth Rocafort, e Dylan Teague. Se si leggono solo manga, inevitabilmente si disegnerà in stile giapponese, se si leggono solo fumetti italiani si disegnerà in stile Bonelli, se si leggono solo fumetti americani, si disegneranno supereroi. Da ragazzina amavo i manga e lo stile Disney, ma la scuola mi ha allargato gli orizzonti facendomi scoprire anche lo stile americano. Dopotutto ho studiato su disegnatori come J.Scott Campbell, Marc Silvestri, Jim Lee. Sono felice di aver imparato a disegnare in questo stile e in effetti quasi tutte le mie pubblicazioni sono in inglese. Ma esiste anche molto altro oltre alla scuola USA. Ho riscoperto le bandes dessinées e il fumetto italiano e d’autore. Sono rimasta affascinata da Jazz Maynard di Roger Ibanez, da Orfani di Emiliano Mammucari e dalle autoproduzioni di prestigio come Lumina di Linda Cavallini ed Emanuele Tenderini.

Quali sono i riferimenti, fuori dal mondo dell’illustrazione, che influenzano il tuo lavoro?
Innanzitutto il cinema. Un bel film, recitato bene, girato bene, con una bella fotografia e una trama avvincente ti insegna molto. Sono una grande fan di Christopher Nolan. Sceglie soggetti particolari, alle volte anche scomodi da trattare, ma che mi affascinano molto, come amnesia, sogno, viaggi nello spazio-tempo. Mi piacciono i film d’animazione giapponesi, quelli contorti di Satoshi Kon, ma vengo influenzata più dallo stile morbido di Miyazaki e dello studio Ghibli.
Amo leggere, ora sono alle prese con Chuck Palahniuk. Per divertimento strimpello l’ukulele e pattino.

Ora a cosa stai lavorando?
Oltre alla serie Blades of Hope per cui ho già confermato la partecipazione al secondo volume, sto scrivendo una storia insieme a un mio amico sceneggiatore, Vincenzo Beretta, che ci piacerebbe presentare in Francia. Sono impegnata su nuove serie anche per l’Italia e una per gli Stati Uniti. Posso svelare poco, ma spero di poter presentare qualcosa di innovativo al prossimo Festival Internazionale del Fumetto che si tiene ad Angoulême in Francia.

articolo di Carmine Luino / maggio 2016