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Claudia Fuina. C’è sempre bisogno di bellezza…

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Claudia Fuina. C’è sempre bisogno di bellezza…


Claudia Fuina, ci racconta la sua arte. Da Van Gogh agli Anime giapponesi. Alla continua ricerca di bellezza.

La passione per il disegno, le botteghe d’arte e l’accademia. Ci racconti dei tuoi esordi?
La mia infanzia è costellata di disegni: è sempre stata questa la mia passione. Da piccola speravo sempre di trovare fogli bianchi in giro per casa, per poter realizzare qualcosa con la biro e le matite. La mia prima pazzia (inconsapevole) fu addirittura a 3 anni, quando disegnai con la penna un pupazzetto in fasce sul muro di casa della nonna, una parete appena imbiancata dai muratori. Ho sempre avvertito un istinto fortissimo di esprimermi con le arti figurative.
A scuola facevo fumetti, vignette, disegni raffiguranti compagni e professori. Ho sempre ammirato i creativi, non solo in pittura: l’atto della creazione di per sé, in ogni forma, ha sempre suscitato su di me un forte fascino.
Dell’Accademia, sinceramente, ho ben poco da dire, se non altro perché sotto l’aspetto pittorico non mi è stata di grande aiuto, se non per aspetti di contorno, come la fotografia e il costume, oltre alle basi teoriche di storia. Per la pratica piuttosto devo tutto ai miei maestri di “bottega”. In età di liceo ho conosciuto le prime basi della pittura con il maestro Antonio Morgese, con il quale ho appreso i fondamenti del disegno, del chiaroscuro e dell’impasto pittorico.
Successivamente, con la guida della pittrice Rita Bianchi ho eseguito innumerevoli esercizi su anatomia e paesaggio, e molte copie di autori famosi. Insomma, la grammatica del pittore. Puoi scegliere qualunque genere contemporaneo, ma non si può prescindere dallo studio dei classici.

Hai esposto in molte mostre collettive. Quanto è importante collaborare e condividere esperienze per un artista?
Le mostre collettive mi sembrano il modo migliore per confrontarsi, per esibirsi insieme e creare una specie di “coro” polifonico. Più sono variegate le tendenze presenti in mostra, più ci si arricchisce di idee e di spunti. Spesso sono tornata a casa con una nuova ispirazione proveniente proprio da ciò che avevo visto in esposizione. Sono alla continua ricerca di “muse”. Qualunque cosa, osservata al momento giusto, può suggerirmi qualcosa di nuovo. Non sono e non sarò mai gelosa del mio lavoro. Lo porgerò sempre come spunto di idee agli altri artisti, perché è esattamente ciò che vorrei che facessero loro con me. La mia arte si nutre necessariamente di esperienza e di scambio.

Quali sono le tue fonti di ispirazione? Hai dei maestri di riferimento?
Tra le principali influenze pittoriche degli esordi ci sono gli impressionisti e, ovviamente, Van Gogh. Come si può restare indifferenti alla sua vena geniale? Più avanti ho apprezzato Klimt per la straordinaria fantasia con cui raffigurava le donne, un soggetto da me spesso preferito. Il surrealismo ha poi invaso il mio stile con una sorta di ombra “noir” che non ho mai perso, nemmeno quando mi sono avvicinata all’illustrazione per ragazzi. Quest’ultima anzi, credo sia un settore dove l’aspetto inquietante deve restare tra le note fondamentali. Lo stile “caramelloso” e censurato , senza antagonisti – che attualmente va di moda e pervade anche i cartoon e i libri per bambini – non è mai stato di mio gradimento, perché la paura esiste, incuriosisce e va rappresentata. Tra le mie influenze maggiori c’è anche l’arte giapponese, da quella classica al contemporaneo mondo degli anime: in tutta la cultura nipponica prevalgono la linea, la definizione, la leggerezza e la sintesi, elementi di grande eleganza che ammiro.

Progetti futuri?
Tra i miei principali progetti c’è quello di propormi alla Children’s Book Fair di Bologna, la fiera dedicata alle illustrazioni per ragazzi, e altri eventi dedicati all’illustrazione. Attualmente sto prendendo parte ad un interessante progetto di “musica pittorica”, ovvero pittura estemporanea realizzata sulle note di brani eseguiti dal vivo, con la talentuosa pianista Valentina Ambrosanio. Abbiamo presentato lo spettacolo in occasione di Piano City e Maggio Monumenti, e l’idea è quella di approfondire la tematica e diffondere la performance. C’è sempre bisogno di bellezza!

articolo di Carmine Luino / giugno2018