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PAOLA TURCI

#amazing

PAOLA TURCI


Pop, indie e rock

Si coccola in un golfino bianco mentre aumenta l’aria condizionata. Anche così si manifesta l’inquietudine creativa e contraddittoria di Paola Turci, scortata ovunque dal suo barboncino nero. Il dolore l’ha portata su una roccaforte che le permette di avere una visione aerea e distaccata di ciò che l’aspetta ed è riuscita a coronare tutti i sogni nel cassetto come la recitazione interrotta a causa dell’incidente. È dalla sciagura che è iniziata la devozione per la musica. Sta scrivendo un nuovo singolo sui «battibecchi in amore» ma non le basta perché «la libertà è al di là delle note e della metrica». Così è approdata nuovamente al romanzo, dopo il primo del 2009 intitolato «Con te accanto», ne usce un altro a breve. La scrittura le ha aperto le porte di un nuovo mondo senza argini, senza confini. Sta scrivendo di una storia vera a cui ha assistito, di droghe e perdizione ambientata negli anni ‘80.

L’ispirazione dove la sta portando?
L’ispirazione c’è, sto scrivendo nuove canzoni. L’altro giorno ne ho scritto una nuova, una specie di battibecco amoroso.

È utile il battibecco amoroso?
Sì lo è, mostra caratteristiche maschili e femminili. C’è la donna che un po’ si inventa il litigio per fare pace.

E il nuovo libro?
È una storia ambientata negli anni ‘80 a Roma con elementi di disagio e inquietudini tipici di quell’epoca, in uno scenario politico senza riferimento. Quello che ho vissuto è stato un po’ un periodo di perdizione.

Ci sono cenni autobiografici?
È una storia vera, ma non autobiografica. E prenderà altre strade e forme rispetto a quel che è stato. Mi piace quando mi metto a scrivere e a cambiare il punto di partenza.

Perché riversare in un romanzo e non in una canzone queste storie?
Perché la letteratura mi dà questo senso di infinito, di spazio illimitato davanti a me. Ho la possibilità di non fermarmi, mentre la musica, con la metrica e la sintesi, mi crea qualche difficoltà. Oggi sento di soffrire questi limiti. Mi sento più libera quando scrivo e mi piace lasciarmi andare e battere le lettere senza sapere dove arriverò.

Avrebbe voluto fare l’attrice. Ha sostenuto un provino con Ettore Scola tra gli altri. Com’è andata?
Un provino indimenticabile. Parliamo di 25 anni fa e da lì a poco avrei interrotto questo sogno di recitare perché ci sarebbe stato l’incidente. Il ‘93 è stato un anno produttivo: Sanremo, stavo preparando il disco, davo uno spettacolo in teatro. Ero in uno stato di calma apparente.

Ha dichiarato che il lavoro l’ha fatta rinascere. Ma la vita può coincidere sempre con il lavoro?
Nel mio caso sì, perché parliamo di musica: il mio sogno è vivere per la musica, come ho scritto in una canzone. Sono stata tenace e determinata non sentivo altro, né vedevo altro.

Il lavoro è quindi l’unico modo per trovare la libertà ed esprimersi?
Sì, il lavoro rende le persone realizzate.

Ha dichiarato di non essere una persona felice. Ha superato questa infelicità e se sì come si fa?
Non ero felice, ero molto inquieta. Oggi mi sento centrata. Il mio problema è che non mi ero messa a fuoco e pian piano ho iniziato a capire il mio limite. Non mi volevo bene. Non avevo stima di me stessa e avevo difficoltà a convincermi di essere una persona giusta. Ogni volta cadevo. Così ho iniziato a lavorare e a capire quale doveva essere il meccanisco per uscirne fuori.

La sua canzone preferita è “Dio come ti amo” come mai?
È la canzone che mi ha fatto scoprire la bellezza delle canzoni d’amore e quindi la considero tra i pezzi più potenti o almeno ha avuto questo effetto su di me.

Come esercita la fede e la gioia?
Esercito la gioia praticandola e condividendola, applicandola alle cose che faccio. La gioia è entusiasmo, voglia di vivere e stato vitale alto. E la fede è un fatto privato perciò si condivide con chi magari vede le tue stesse luci e le tue stesse ombre.

È un’artista completa, ha ancora sogni nel cassetto?
«Sì, e ho capito che si possono realizzare».

articolo di Francesca Cicatelli / foto di GMM production