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J-AX

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J-AX


Loser forever. I perdenti se la ridono

Ci insegnano a scuola che il “cioè” è un intercalare da evitare. Ma i veri ribelli non badano alle imposizioni grammaticali che per loro sono menzogne e si lasciano andare liberando i pensieri senza filtro, così come viene, sbrodolando i pensieri alla deriva. J-Ax, al secolo Alessandro Aleotti, si prende addirittura gioco delle regole, in ogni perifrasi. Ci apre tutte le spiegazioni con il cioè. Un loser, come ama definirsi insieme con il fratello Grido, alias Luca Paolo Aleotti, ex dei Gemelli DiVersi, che “ce l’ha fatta”.

A Napoli si canta Core ’ngrato. Come perdona J-Ax un cuore ingrato?
J-Ax non perdona e se perdona devono essere scuse molto, molto sincere. Ma si può sempre confidare nel tempo. Solo per una ragione: invecchiando ci si rammollisce e si finisce per perdonare la gente. A un’unica condizione, però: pretendo le scuse vere. Devono essere veramente sincere.

Piuttosto vorresti ma non mangi…
Sì, purtroppo sono diventato intollerante ai latticini, ad esempio come pizza posso mangiare solo la marinara. Ma non mi scompongo, nella vita ho esagerato anche con la pizza.


A Napoli la preparazione della pizza ha un suo ritmo e un suo rituale. È una forma di rap?
No, la preparazione della pizza è una disciplina, il rap è un genere musicale. Ed è meglio che il rap non sia una pizza!

Con la canzone Vorrei ma non posto hai fatto arrabbiare i rettori. Vale ancora la pena iscriversi all’università?
Certo che ne vale la pena. L’Italia è strana e anche bipolare. Non tutte le università sono corrotte. Ma il caso ha voluto che, dopo la polemica scoppiata sulla nostra canzone, sia emerso un caso di esami comprati.

Hai scelto il rap per denunciare, se non avessi denunciato attraverso il rap che forma di protesta avresti scelto?
Forse avrei fatto lo scrittore. Ho scelto il rap perché è la forma di musica che sentivo e sento più vicina a me.

Cosa avrebbe fatto Alessandro Aleotti se non fosse diventato J-Ax?
Probabilmente avrei fatto il pony express. È il lavoro con cui organizzi il tuo tempo, fai i tuoi orari e non devi rispondere a nessuno.

Napoli come si può rappare?
Con qualsiasi parola. Dobbiamo tutto a questa città. Il talent scout che scoprì gli Articolo 31 era il napoletano Francesco Diana (venuto a mancare quest’anno, ndr), iniziammo con la sua etichetta, la Flying records. Anche una delle nostre prime esibizioni fu all’Havana Club a Pozzuoli. Ho tanti ricordi che mi legano a questa terra.

articolo di Francesca Cicatelli / maggio 2016