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Pensiero D’AMORE

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Pensiero D’AMORE


Non perde il contatto visivo e tattile con il mondo Marco D’Amore. Anche quando non è Ciro l’immortale ha negli occhi la luce di chi butta il cuore e se stesso oltre l’ostacolo, uno che l’onestà intellettuale la sperimenta prima su se stesso. Fiero, schivo, verace, senza parole di fronzoli, il protagonista di Gomorra entra ed esce dal personaggio del cattivo ed esce con un film curato dal centro di produzione Cinemafiction di Napoli in cui interpreta un testimone di giustizia, smarcandosi così dal ruolo del cattivo.


Il cinema deve per forza stimolare la riflessione?

Il cinema è tutto: realtà, evasione, scompenso di pensiero e suo assestamento. Se solo potessimo guardarci più dentro, scopriremmo il cinema migliore a cui abbiamo mai assistito o quanto meno il più strabiliante

È la realtà a influenzare il cinema o viceversa?

Le cose non avvengono mai per caso al cinema. È evidente che si ha sempre bisogno di un non luogo che esiste poi davvero.

Dove porteresti i tuoi film se potessero essere itineranti e uscire dalle sale cinematografiche?

Nelle aule delle università ma non perché abbia qualcosa da insegnare, quanto per tornare a respirare quell’atmosfera e spiegare che forse non è tutto marcio come sembra.

Amici sul set?

Tendo a fare squadra, spesso frequento colleghi. Più si è affiatati più si lavora meglio.

Gomorra è antropocentrica, ma le donne comandano nella vita reale?

È così. Le tappe quotidiane sono scandite dalla volontà delle nostre signore. È anche giusto, visto che per motivi di lavoro spesso subiscono la nostra lontananza.

Cedi anche tu alla tentazione di assecondare le scelte del pubblico o preferisci film impegnati anche a costo di non piacere?

I film impegnati li realizziamo, ma poi dovete andarli a vedere. Ci sono moltissimi titoli che a volte sono durati un giorno in sala, a fronte di tante opere di intrattenimento che hanno totalizzato incassi da record. Vi invito a uscire di casa, andare a vedere i film più coraggiosi, a informarvi, a leggere, a incuriosirvi, a indignarvi. Noi ci mettiamo il nostro, ma siete voi che decidete il destino di questo tipo di cinema.

La tua percezione di Napoli è fatta di quartieri impossibili come quelli che vediamo nella serie?

Gomorra è una vertigine della realtà, ci concediamo delle licenze poetiche, ma è un po’ come se uno leggendo Bukowski pensasse che la vita si può ridurre ad alcol e fighe, suvvia. E comunque lo stato di abbandono esiste davvero.

La tua vita è cambiata anche per il conto in banca

Non vorrei apparire diverso da quel che sono: vivo bene in un momento storico difficile ma, per intenderci, non guadagno come un calciatore. E lavoro senza sosta.

Lavorando senza sosta hai tempo per l’amore?

Sono fidanzato da una vita. Forse il segreto del successo, oltre a mantenere il riserbo, è condurre una vita normale e aggrapparsi agli affetti sicuri e stabili. Capire che direzione far prendere alla vita e lasciar correre tutto il resto.

Facile dirlo con un’impennata di consensi

Ci sono tante donne innamorate di Ciro, il problema è che sono confuse”.

In che senso?

Da quando ho strangolato Debora, mia moglie nella serie, ricevo lettere e messaggi di ragazze che mi scrivono “Ora che sei single ho una speranza, vero?”. E io rispondo: “Visto come è finita con Debora non so se fai un affare…”. E comunque le donne sono la salvezza di chi fa il nostro lavoro: vanno a teatro, al cinema, trascinano i fidanzati. Gli uomini pensano solo al pallone.

Sei cresciuto in strada, ma sembri molto serio per dir così, con principi definiti e saldi.

Devo ringraziare i miei genitori. Non mi hanno mai impedito nulla. Sono cresciuto per le strade del rione Acquaviva a Caserta, ma quando tornavo a casa era il momento dei libri, dei consigli, dell’educazione. Alcuni amici non sono stati così fortunati e hanno fatto una brutta fine. I genitori sono fondamentali, per questo mi sorprendo quando giriamo di notte per le strade della periferia di Napoli.

Che accade?

Giriamo alle 5 del mattino con un pubblico di 4-500 persone. Quando vedo bambini di sei anni in giro da soli a quell’ora della notte mi sorgono spontanee delle domande.

Si dice anche che tu sia stato un bimbo “difficile”, addirittura che abbia preso a calci una maestra.

Cresco da ribelle, ho cambiato scuola ogni anno. In terza elementare per disperazione mia madre mi spedisce nel convento delle Suore Oblate. In collegio viene a farci lezione di teatro un certo Franco Schiano, da lì nasce la mia passione per la recitazione.

In convento sarà nata anche quella per la religione

No. Studio le religioni, ma credo in qualcosa che ha a che fare più con la spiritualità che con una figura tipo deus ex machina.

articolo di Francesca Cicatelli