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Patrizio, il pensAttore

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Patrizio, il pensAttore


Pozzuoli, sole, tepore primaverile, terrazza sul mare, orchidee, Pepita il cagnolino che ci accoglie scodinzolando e dietro di lei il sorriso di Patrizio Rispo.

Prima di tutto il caffè, da gustare lentamente in tazzine con le immagini della televisione degli anni ’70, prima di cominciare l’intervista, che si rivelerà una bellissima e lunghissima chiacchierata da Un posto al sole al Teatro Mercadante passando per libri, arte, cinema e serie tv. Tra le prime cose che noto nella casa di Patrizio, calda, accogliente e di design, le orchidee. “Mi sento Nero Wolf, sono le mie bambine, così come sono miei bambini gli ortaggi e le erbe che coltivo e curo con tanto amore”.Cura è una delle parole che mi tornano in mente in continuazione mentre scrivo, ripercorrendo la bella giornata trascorsa con Patrizio. Cura nel parlare, nel raccontare di sé e dei suoi cari, cura mentre ti guarda e ti mostra libri, fotografie, premi, quadri. L’arte ci riporta immediatamente alla sua giovinezza, quando ragazzo frequentava le botteghe, con la sete di imparare dai Maestri.“Ascoltavo le conversazioni di Guttuso e della Mafai, quelli erano i veri salotti culturali”. Alle pareti tanti pezzi importanti, come La perdita dell’adolescenza di Alberto Sughi, tra i suoi artisti preferiti. In salotto foto di famiglia e premi: la Grolla d’oro vinta a furor di popolo. “Si alzarono tutti in piedi, una standing ovation da brividi, si alzarono dalle poltroncine persino i colleghi di Mediaset, non lo dimenticherò mai”. E poi il premio Pirandello, forse il più amato; caso più unico che raro, ben due Premi Totò, il premio Napoli film festival e tanti altri. Attore tanto amato dal pubblico, anche per lo storico ruolo di Raffaele Giordano in Un posto al sole.
“In realtà sono il Ministro degli Esteri di Un posto al sole. Sono quello che rappresenta la soap, è invitato agli eventi, ha una sorta anche di ruolo decisionale”. Del resto Raffaele e Patrizio hanno visto nascere e crescere le storie, ma anche gli attori, gli autori stessi. “Sì, la partitura tiene conto della mia vita, del resto davvero non so come sarebbe stata senza Raffaele. È un po’ come se fossi un essere in provetta nato sul set. E chi, come me, lavora sullo stesso set da oltre 20 anni, vive un approfondimento del personaggio che supera il cinema”. Il cinema è stato il suo primo vero grande amore. Patrizio voleva fare cinema prima di tutto. Viveva a Roma e nei periodi in cui non si guadagnava tanto faceva lo stuntman. “Allenavo i cavalli per il set, cavalcavo anche nel parco del Vesuvio, vicino casa mia c’era un campo dove si allenavano gli stuntman americani e mi misi subito a lavorare con loro. Ho fatto la controfigura in tanti film e b-movies”.

Patrizio sorprende con i suoi racconti, con alte riflessioni, ha fatto il teatro shakespeariano e brecktiano, ha fatto il teatro vero e oggi è nel cda del Teatro Mercadante. Scrive, ma visto che secondo lui la parola ha perso di significato, ha scritto uno spettacolo di danza che s’intitola Cleonosi. “Quest’opera è per le donne, sono un loro grandissimo estimatore. In scena ballerini professionisti e bambini, luci e musica tra il pop e un allegretto”. A proposito di donne, Checca? E gli occhi di Patrizio brillano. “Checca lavora in tribunale, è una donna forte, un’attivista, difende l’ambiente e i deboli, adora andare in bicicletta e semina il terrore nel quartiere, tra chi in realtà non ha cura di Bagnoli. E allora quando incontro gli abitanti, i postini, ecc. mi dicono: Mi raccomando ditelo a vostra moglie che teniamo tutto in ordine”.

Hanno due figli e per loro hanno fatto costruire la “pat caverna”, dove possono stare con gli amici, giocare, guardare la tv, sotto l’occhio vigile dei genitori. Una famiglia molto unita, dove tutto è condivisione, anche le serie tv con tanto di rito a seconda del serial che guarderanno. “Ad esempio, se guardiamo Downton Abbey (serie tv in costume anglo americana ambientata all’inzio dell’età giorgiana, ndr), io preparo il tè, parlo come un lord inglese e i miei figli si mettono la giacca. Se invece guardiamo Gomorra, ci trasformiamo e parliamo come Ciro l’Immortale e Genny Savastano”. Serie preferite: This is Us, Narcos, The Young Pope.

Ti piace Sorrentino? “Sì, in questo momento è il più grande regista italiano, perché ha cambiato i codici narrativi. Ha aperto una porta attraverso la quale tutti dovranno prima o poi passare.” E Madonna? “Cara Veronica Louise Ciccone. Ho girato con lei e Adriano Giannini un film che poi è stato un flop, il remake di Travolti dal destino, diretti dall’allora marito Guy Ritchie e l’episodio più divertente è stato quando siamo approdati in Sardegna. Un gruppo di fan scatenati prima ha gridato il suo nome e poi il mio, ma così a squaciagola, che lei si è girata verso di me e ha esclamato: Why?”

Durante il nostro incontro scopro che Patrizio correva in macchina ed era anche bravo, nella “pat caverna” conserva un sacco di coppe vinte nelle gare su pista.

E sui muri le foto delle locandine dei film e il ricordo di Ricomincio da tre di Troisi in cui ha recitato, degli storici amici e colleghi Giobbe Covatta e Francesco Paolantoni. “Loro sono i veri attori comici. C’è una netta differenza tra battutari e comici. Trosi è l’attore comico per eccellenza, colui che anticipa un essere umano che fa l’attore di professione”.

Nella vita di Patrizio ha un ruolo fondamentale la beneficenza. Probabilmente è questo il suo vero posto al sole. “Mi raccomando, scrivi di questo progetto stupendo per i bambini malati oncologici del Santobono: Doppio sorriso-Meridionare: una raccolta fondi che deve raggiungere l’obiettivo dei 4mila euro per permettere loro di giocare doppiando i cartoni animati preferiti”.

Siamo a casa sua da ore, non vorrei più andarmene perché ogni parola, ogni oggetto della casa è un racconto nuovo. Ma devo tornare in redazione e Patrizio ha i suoi appuntamenti istituzionali e così ci salutiamo con la promessa di continuare questa bella chiacchierata e soprattutto di un pranzo a casa Rispo perché è anche uno Chef coi fiocchi.

articolo di Federica Riccio. Foto Carmine Luino