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LINO GUANCIALE

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LINO GUANCIALE


Il teatro il mio primo ed eterno amore

A tu per tu con il trentanovenne attore abruzzese amato da milioni di fan. Dopo il successo al cinema e in tv Guanciale sarà in giro per l’Italia con tre spettacoli, due dei quali saranno in primavera a Napoli

Che è bello si sa, non c’è bisogno di aggiungere altro. Che sia un uomo affabile lo si intuisce dall’approccio che ha sia quando incontra i giornalisti che i fan anche quando non ci sono le telecamere e i microfoni sono spenti. La cosa che però colpisce quando si incontra Lino Guanciale è la sua travolgente risata, una risata simpatica, lunga, che accoglie e che immediatamente mette a proprio agio.

Nell’ultimo anno, in pochi mesi di distanza, mi è capitato di intervistarlo molte volte in occasione delle commedie uscite al cinema: I Peggiori, La Casa di Famiglia e Arrivano i Prof., e la cosa che accomuna queste interviste è la sensazione di parlare con un vecchio amico conosciuto ai tempi dell’università con cui si cucinavano i piatti di sopravvivenza come l’amatriciana che garantisce: “L’amatriciana la so fare bene. Sono forte su tutti i primi piatti da cucina elementare e semplice”.
Con quella garbata scanzonatezza parliamo di argomenti seri che gli stanno a cuore come l’istruzione e il suo primo grande amore, il teatro: infatti quest’anno sarà in teatro con tre spettacoli tra cui La Classe Operaia Va in Paradiso, adattamento teatrale del film di Elio Petri che ad aprile andrà in scena anche al Teatro Bellini di Napoli. Tra una data e l’altra delle sue tournée teatrali è anche riuscito a trovare il tempo per ultimare la sua tesi in Storia del Teatro per laurearsi in Lettere.
Ma non finisce qui. Lino Guanciale si sta dividendo anche sui set dei seguiti de L’allieva 2 e de La Porta Rossa 2, mentre dal 13 settembre è stato in vetta agli ascolti con Vanessa Incontrada nella seconda serie di Non Dirlo al Mio Capo 2 in onda su Raiuno.

Lino, il tuo personaggio in Non Dirlo al Mio Capo 2, l’avvocato Enrico Vinci, è tornato più affascinante e più perfido che mai.
Enrico ha sempre delle frecce al suo arco, tanto che è riuscito a districarsi nella situazione più infame che un uomo deve affrontare: il ritorno della moglie e il sentimento forte, anche se complicato, che nutre per Lisa (ndr interpretata da Vanessa Incontrada). Rispetto alla prima stagione si evolve, diventa più umano. Lo troviamo a dover scegliere tra due legami importanti, uno del passato e uno del futuro, rischiando anche di restare completamente solo. È una condizione nella quale è facilissimo riconoscersi. Chiariamoci, è sempre insopportabile. Davanti a uno così odioso la prima cosa che pensi è: “Lo menerei!”. Però il fatto di vederlo in difficoltà, contribuisce a umanizzarlo e, in qualche modo, ad affezionarcisi.

Anche la seconda serie ha avuto molto successo. Le vicende di Lisa ed Enrico, accompagnati dai loro strambi colleghi e amici, hanno continuato ad accanire i telespettatori. Probabilmente tra gli ingredienti che hanno contribuito e consolidato il successo di questa stagione c’è l’alchimia che si è instaurata tra te e Vanessa Incontrada
Sì, è vero! Con Vanessa, c’è un’amicizia fortissima. Siamo così diversi che siamo complementari. Per merito di Vanessa, è stata una cosa venuta da sé. Io sono timido, molto chiuso e silenzioso mentre invece lei ti mette a suo agio nei primi venti secondi in cui la conosci. Dove non arrivano le forze dell’uno, arrivano quelle dell’altro. Tutto ciò ha reso la lavorazione sempre piacevolissima dal punto di vista umano.

E poi ormai a Napoli giochi in casa.
Sì, sono sempre stato bene qui a lavorare, anche da un punto di vista gastronomico. Sono curioso e appassionato di cibo e cucina meridionale. Sono abruzzese, quindi questi sono i sapori che mi sono più vicini, soprattutto quelli napoletani.

Stai rappresentando pregi e difetti dei trentenni di oggi. Al cinema sei un po’ l’eroe e l’antieroe buffo alle prese coi problemi di oggi. In televisione incarni la loro nemesi, il classico maschio alfa
Mi diverte molto interpretare queste figure di antieroi perché mi piace poter utilizzare alcune immagini per sdrammatizzare su alcuni stereotipi. Negli ultimi due anni sia al cinema che in teatro ho interpretato ruoli opposti a quelli che in genere faccio in tv. È innegabile che Enrico di Non Dirlo al mio Capo e il dottor Claudio Conforti de L’Allieva abbiano molti punti di contatto nell’essere dei maschi alfa, simpatici nel loro essere antipatici. Come dico spesso sono “cugini di cattiveria”. Ciò che sto cercando di fare è dimostrare a chi mi segue e a me stesso la maggiore poliedricità possibile. Solo così si cresce anche perché questo è un mestieraccio, se ci si ferma un po’ a fare quello che sai che funziona si fanno passi indietro invece che avanti. Un attore deve cambiare continuamente, dare prova di versatilità continua.

Questo lo dimostri anche ne La Porta Rossa di cui è prevista la seconda stagione, un genere di fiction non comune nella serialità italiana. C’è un filo conduttore innovativo che evidenzia un cambiamento.
È vero, da questo punto di vista è stata una serie importante. Qualcosa produttivamente si muove e io da attore provo a entrare il più possibile in progetti che spaziano su generi insoliti e che puntano sull’originalità nel panorama italiano. Speriamo che questa onda travolga tutti.

Il teatro, però, resta in cima ai tuoi pensieri. Stai portando in giro per l’Italia con After Miss Julie, La Classe Operaia Va in Paradiso e Ragazzi di Vita di Pasolini. Con questi ultimi due sarai al Teatro Bellini di Napoli a marzo e ad aprile 2019.
Mi piace godermi il tempo libero (ride). Non l’ho mai abbandonato. In teatro c’è tutto il mio desiderio, il mio bisogno. Ho la necessità di stare sul palcoscenico davanti al pubblico, sento che lì ogni volta faccio un po’ il punto di dove sono arrivato, in cosa devo migliorare e ancora crescere. Mi ricarico. È una dipendenza che funziona molto bene.

Tu hai contribuito ad avvicinare molto i giovani al teatro. Non tutti sanno che tu insegni teatro ai ragazzi, cosa a cui tieni molto. Com’è Lino Guanciale come insegnante?
Cerco di far capire ai ragazzi con cui lavoro che sono dalla loro parte. Anche quando sono severo e chiedo cose che possono sembrare distanti dalla loro realtà tento di far comprendere che sono essenziali e utili. Una delle forze della didattica sono gli esempi. Se si portano gli esempi concreti sull’utilità di studiare cose che apparentemente non ce l’hanno, i ragazzi, ovviamente, guardando noi che insegniamo intuiscono che imparare quella roba lì potrebbe fargli bene. Anche se è sempre più difficile farlo bene, insegnare è tra i lavori più belli del mondo. In fondo è un atto d’amore, perché ti deve piacere stare con i ragazzi in quanto senti che standoci, loro insegnano a te più di quanto tu insegni a loro.

articolo di Antonia Fiorenzano