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Ilaria Ciancio e il suo piccolo popolo degli hios

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Ilaria Ciancio e il suo piccolo popolo degli hios


Ilaria Ciancio, nel suo laboratorio, al centro storico di Napoli, ci racconta passioni, ispirazioni e progetti, tra carta, colla e poesia.

Da studentessa di psicologia ad artigiana/designer. E in mezzo?
In mezzo un pezzo della mia vita. La passione per il lavoro con le mani mi è stato trasferito dai miei genitori. Mio padre, ex ferroviere, da sempre falegname provetto e mia madre sarta. A casa, i ferri di lavoro e il banchetto di mio padre mi hanno dato sicuramente dato un forte imprinting. Nel 2003, a vent’anni, ho deciso di abbandonare gli studi in psicologia che avevo iniziato a Roma e mi sono dedicata interamente al mio laboratorio, aperto per 6 anni a Boscoreale, in provincia di Napoli. Sono stati anche anni di formazione artistica e artigiana, con la frequenza di corsi di scultura, ceramica e arte orafa. Poi il mio trasferimento a Napoli, al centro storico, dove attualmente vivo e dove è nato il progetto che attualmente mi assorbe e mi rappresenta di più, quello degli hios.

Hios. Raccontaci come sono nati
Gli hios nascono da un sogno, quasi da un delirio di onnipotenza (lo dice ridendo, NdR). Ho sognato di creare un piccolo popolo dal nulla, manco fossi una divinità. E quando ho dovuto dargli un nome non ho avuto dubbi. Questi omini mi somigliano, sono delle riproduzioni del mio IO. Ma sono tanti, quindi IOS. La H è un vezzo che mi sono concessa.
Quando ho inziato a crearli per davvero, con carta, colla e amore, hanno avuto subito un discreto successo. Alcuni nascono da mie ispirazioni, altri sono creati on demand e cercano di somigliare a chi me li commissiona. Provare a individuare sogni e aspettative negli altri è un bell’esercizio.
Per la realizzazione di ogni hios utilizzo tanti materiali diversi: fildiferro, carta, legno, colle.
Sperimento molto e questo mi appaga sia tecnicamente che emotivamente.

Alcuni hios sono al Museo Madre di Napoli. Raccontaci quest’altra piccola avventura
Durante una fiera, a Piazza Dante, la responsabile delle esposizioni del Madre notò gli hios nel mio stand e mi chiese se mi interessava creare una produzione limitata, ispirata agli artisti residenti nel museo. Accostare le mie piccole creature alla poetica di artisti come Mimmo Paladino, Francesco Clemente o Jannis Kounellis, per ricordarne alcuni, è stata una sfida bella e complessa. Ho avuto la sensazione che gli hios potessero arrivare in posti inaspettati, che vivessero una vita propria. Ed è una cosa che mi rende felice.

Il tuo rapporto con la città?
Profondo. Vivo in uno dei palazzi più belli del centro storico di Napoli, Palazzo Carafa, quello con la testa di cavallo, e la potenza della città si fa sentire tutta. Suggestioni e collaborazioni con tanti artisti influiscono sulla mia creatività. Napoli è una città “impegnativa”.

Quali altre discipline artistiche influenzano il tuo lavoro?
Tutte! Cerco continuamente intuizioni, nei libri per bambini, nel cinema d’animazione, nella poesia ma soprattutto nella musica. Lavoro sempre scegliendola con cura. Amo i cantautori, più di tutti Francesco De Gregori. Molti hios sono stati ispirati dai suoi testi. La sua Pezzi di vetro è citata nel biglietto che accompagna ogni hios.

Progetti futuri?
Vorrei aprire la mia bottega al pubblico, qui al centro storico, per mostrare cosa faccio e come

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articolo di Carmine Luino / febbraio 2019