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Elena Sofia Ricci: successi e premi

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Elena Sofia Ricci: successi e premi


L’attrice più premiata della scorsa stagione cinematografica, volto amato dalla tv per la sua Suor Angela. A breve la vedremo nel biopic su Rita Levi Montalcini e nella serie girata a Napoli Vivi e Lascia Vivere

Sicuramente è stata un’ottima annata per Elena Sofia Ricci, l’attrice più premiata della stagione passata. Non c’è stato premio che non abbia conquistato al cinema per il dittico di Loro di Paolo Sorrentino, dal Nastro d’Argento al Ciak d’oro, fino alla vittoria emozionante del David di Donatello, in cui ha spiccato per la sua spontaneità e reale commozione. E poi c’è stato il boom di ascolti con la sua rivoluzionaria Suor Angela nella quinta stagione di Che Dio Ci Aiuti.

Oltre al cinema e la tv c’è stato il suo ritorno in teatro con Vetri Rotti di Arthur Miller. Anche qui, un altro importante riconoscimento, il Premio Flaiano per la sua interpretazione, a cui si aggiunge il suo debutto alla regia con lo spettacolo musicale Mamma mia bella!, che conferma la sua poliedricità. Qualità con cui ha sempre arginato le etichette, perché tra le cose che più teme, ci ha raccontato, c’è la noia. Seguendo questa filosofia, Elena Sofia tra un ciak e l’altro, ha trovato il tempo di realizzare ES, un profumo che nasce da una fragranza creata solo per lei da un’amica d’infanzia. Scherzando, dice che si è trasformata in profumo, ma in realtà è l’essenza della sua storia, perché ha a che fare con l’infanzia. La miscela infatti, nasce dall’incontro tra un olio essenziale e un talco profumato. L’olio essenziale era stato un dono della sua amica Silvia. Molti anni dopo, la collega Giuppy Izzo era arrivata sul set con indosso un profumo di talco meraviglioso. Per anni ha miscelato queste due fragranze, che insieme davano vita al profumo che si spruzzava ogni giorno. L’olio essenziale dell’amica Silvia, però, non era eterno, e presto si è accorta che stava per finire. Si è così rivolta a Caterina Roncati del profumificio La Strega del Castello, affinché creasse quell’essenza che stavo evaporando. La ricerca è durata un anno, ma dopo tanto lavoro c’è riuscita. Insieme hanno creato ES, calibrando le percentuali di essenza e di talco.

Ha girato il film corale Supereroi di Paolo Genovese, in tv su Rai 1 c’è con Vivi e Lascia Vivere, la serie diretta da Pappi Corsicato interamente girata a Napoli, in cui ha confezionato un altro personaggio unico e complesso: Laura Ruggero, una mamma che dopo uno stravolgimento del suo ménage familiare si è reinventata. Ha vestito anche i panni di Rita Levi Montalcini nel biopic dedicato alla scienziata Premio Nobel.

Elena Sofia Ricci è simpatica, gentile, una donna che dà valore alla vita. Il suo non è solo talento nell’arte, ma anche nel vivere ogni aspetto della vita.

Un’annata incredibile, fatta non solo di tanti successi, ma anche di tanti premi. Tra questi c’è stato il David di Donatello, un premio dedicato alle sue figlie, ma in realtà sono parole dedite a tutti i ragazzi?
Sì, è vero. Spero che Emma e Maria riescano a realizzare i loro sogni lavorando sodo come me, ma è un’esortazione a tutti i ragazzi, perché più che con le parole, penso che si debba insegnare con l’esempio. Ai figli va data fiducia, vanno messi nelle loro mani gli strumenti per capire che cosa è giusto e che cosa è sbagliato. I nostri figli devono essere armati di autostima e di amor proprio, solo così riusciranno a difendersi. Non è bello il mondo che stiamo consegnando loro. Interpretando Rita Levi Montalcini si è ancora di più rafforzata i me l’idea che i nostri figli debbano fare la rivoluzione e cambiare questo Paese. La cultura è l’unica arma che può cambiare il mondo, renderci migliori

Si confronta volentieri con i ragazzi come ha dimostrato anche durante il suo incontro al Festival di Giffoni lo scorso luglio?
Io amo i ragazzi. Forse dipende dal fatto che sono madre, del resto, il mio sogno più grande è sempre stato quello di costruire una famiglia e avere tanti figli.
Ho avuto solo due figlie, ma faccio in modo di averne tanti, per cui quando incontro e devo dare consigli ai giovani provo un’emozione fortissima. Loro sono il futuro. Sul mio discorso ai David di Donatello, mi meraviglia che abbia così tanto colpito, perché penso sia una cosa normale spronare i ragazzi, aiutarli a cercare e a coltivare le loro passioni. Se ha colpito, vuol dire che forse non viene così istintivo pensare ai giovani e incoraggiarli sempre.

Non mollare e lavorare duro sono stati gli ingredienti che l’hanno portata fin qui?
Ho iniziato con la danza, un percorso cominciato da bambina, a 3 anni nel salotto di casa e in seguito nel teatrino della scuola. Davvero non so fare altro nella vita che questo mestiere, perché per me recitare è come respirare. Mi piace alzare l’asticella e buttare il cuore oltre l’ostacolo. Non voglio stare comoda, anzi, quando è troppo facile, ho fortemente bisogno di cambiare, cercare qualcosa di nuovo, che mi metta con le spalle al muro, soprattutto che mi faccia crescere e che non annoi né me, nè il pubblico.


Ha paura della noia?
Sì, la temo tantissimo. A volte può anche essere interessante, perché può trasformarsi in uno scrigno dal quale attingere la propria creatività, ma se poi si finisce per tediare gli altri non va bene.

La galleria dei personaggi che ha incarnato, è incredibile e diversificata. Basti pensare ai tre ruoli dell’ultima stagione: oltre a Suor Angela che è una vecchia conoscenza, ci sono state Veronica Lario in Loro e Sylvia di Vetri Rotti
Sì, ho fatto la tripletta, come quando si vince il campionato di calcio. Mi sono sempre destreggiata tra cinema, teatro e tv, non sopporterei di essere incasellata in un’unica categoria. Forse, dipenderà dal fatto che proprio come la Montalcini mi ritengo una libera pensatrice, libera dalle qualificazioni e libera di fare ciò che mi piace. Sono un’attrice punto e basta. Ho lottato 39 anni per non essere etichettata. Per esempio, io sono stata tra le prime a fare la televisione pop e inizialmente sono stata messa in castigo dal cinema per questo. Ora tutti fanno serie tv e fiction. Me ne sono sempre abbastanza fregata di questa cosa. Volevo fare questo lavoro, farlo con passione e raccontare quante più donne possibile, diventare altro da me.

Sono tre donne diverse. Cosa le hanno lasciato?
Ognuna ha lasciato un segno imparando tanto e il bello è stato proprio questo. Veronica Lario è una donna che entrava in punta di piedi, una donna che ha brillato per la sua assenza. Di lei non ho trovato video, solo qualche foto e ho letto la sua biografia. Da questi pochi elementi ho cercato di capirla. Di Veronica mi porto dentro quest’attitudine a non disturbare per non aggiungere dolore al dolore, c’è questa condivisione con lei. Riguardo Loro, penso che tra qualche anno si capirà la potenza di questo film e su Sylvia di Vetri Rotti, spettacolo che da poco ho ripreso in teatro, la cosa che mi colpisce di questo grandissimo personaggio è l’aver cancellato la sua femminilità. Sylvia è una donna paraplegica, ma è il suo “io” a essere paralizzato, è come se fosse morta. La vicenda fa riferimento alla tragedia della “Notte dei Cristalli”.

Ha girato a Napoli la scorsa estate Vivi e Lascia Vivere, come ha trovato la nostra città?
Amo Napoli innanzitutto perché ho debuttato qui, in teatro con Mario Scaccia al San Ferdinando, e ovviamente ci sono voluta passare e ho anche scattato una foto. Sarà per questo per sempre nel mio cuore. Sono felice di aver girato questa serie, perché ho riscoperto Napoli e le bellezze della Campania. L’ho trovata vivace, forte, attenta alla cultura. Napoli è rifiorita. Cosa che non si può dire di Roma, città in cui vivo e che adoro, ma che non se la passa affatto bene.

Cosa ci può raccontare dell’esperienza con Corsicato?
Innanzitutto è una serie piena di segreti, piena di suspense, con un po’ di giallo, un po’ di family. Il mio personaggio custodisce un segreto piuttosto importante che una volta scoperto farà deflagrare la famiglia e metterà tutti in crisi, ma ogni crisi è un’opportunità per ripartire. Laura è una mamma ruvida, pragmatica, senza smancerie, non proprio una campionessa dell’affettività; è una donna che deve darsi molto da fare, che vive appieno i tempi moderni. Un personaggio molto diverso dalle mamme che ho interpretato finora, dai Cesaroni alla stessa Suor Angela, che ha una componente fortemente materna. E poi l’esperienza con Pappi è stata davvero folle.

articolo di Antonia Fiorenzano / luglio 2019