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Cristina’s World

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Cristina’s World


Sei la nuova Lady Gomorra, personaggio border line Scianel.

Sì, è spietata e diffidente di tutto e di tutti. Scianel è una iena di potere. C’è una parte in cui dice “Na pantera è bella assai ma nun conta nu cazz’, invece miezz’ ‘e iene a cummannà song ‘e femmene”. E quando recito questo personaggio così feroce faccio paura alla gente, al regista e alla troupe, che dopo aver girato mi guardano sbigottiti e faccio paura persino a me stessa. Si chiama Annalisa, ma tutti la conoscono come Scianel, perché la madre aveva una bancarella di profumi. Pensa e agisce come un boss, ma usa strategie femminili. Il look è pazzesco: di giorno indossa tute di ciniglia, la sera per giocare a poker si veste da pantera, anzi da iena.

Come è stato fare il passo da attrice degli intellettuali napoletani a Scianel?

È stato incredibile ed emozionante. Per il teatro, che per me è vita e passione, ho perso molti treni. Ho voluto fare il salto in televisione. Anni fa mi ero anche presentata al provino per Donna Imma, di cui sono fan scatenata. Ci tengo a dirlo non vado a rimpiazzarla.

Una vita dedicata al teatro. Quanto ti ha dato?

Il teatro mi ha dato tutto e io al teatro. Ho cominciato prestissimo. Per fortuna la mia famiglia era progressista per quei tempi. Quando ho detto a mio padre che volevo recitare ha risposto: “Per me sarai un’attrice quando vincerai l’Oscar”. Voleva dirmi di volare sempre alto ed è quello che faccio. A 16 anni ho avuto un figlio, a 18 mi sono sposata e ho subito divorziato. Ho debuttato con Geppy Gleijeses e il teatro è diventato la mia vita: Nino Taranto, Aldo Giuffré, Aroldo Tieri e Giuliana Lojodice. Poi il successo al cinema con Libera di Pappi Corsicato e ovviamente Enzo Moscato che mi accompagna da tutta la vita.

Giovanissima hai poi conosciuto Stefano Tosi

Sì, attore bellissimo e bravissimo, l’ho sposato e abbiamo fondato “Il sole e la luna”. Sono stati anni bellissimi. Purtroppo però, la vita mi ha riservato un grande dolore, Stefano è morto con Annibale Ruccello in un incidente stradale. So che non staremo mai più insieme, ma resta tutto scritto sulla mia pelle al di là del dolore.

Per questo hai scritto lo spettacolo Da questo tempo e da questo luogo: 25 rose dopo

Sì, è stato un modo per fare pace con i miei morti. Da quella tragedia, ogni anno il 12 settembre tutti ricordavano Ruccello e Stefano era messo da parte. Ho sentito il bisogno di ritrovarli entrambi e così ho scritto questo testo. Confesso che non pensavo che sarebbe stato tanto difficile mettere in scena se stessi.

Com’è la tua famiglia?

In una sola parola: meravigliosa. Sono nata e cresciuta a Posillipo, dove vivo tutt’ora. Nella palazzina Donadio c’è un clan tutto al femminile, siamo cinque sorelle molto unite con Cecilia detta Cicci, Rossana, Marcella e Laura. E poi Ugo, carissimo fratello che mi ha trasmesso l’amore viscerale per la musica, scomparso alcuni anni fa. Mio padre era uomo raffinato e amante dell’arte. Mamma Maria è una donna dolcissima, che ha macinato km e km per i cari nipoti. Siamo tutti cresciuti con le sue filastrocche e gliele abbiamo persino fatte incidere su cd. Poi c’è Chicco, il regalo che ho avuto a 16 anni. Mio figlio è il mio migliore amico. Sono anche una nonna di 3 bellissimi nipoti.

Hai scelto di restare nella tua città

Non posso fare a meno di Napoli, del mare, dei suoi profumi e della mia casa. Non posso fare a meno della luce di Posillipo. Ho una stanza del pensiero dove penso e non penso, dove mi faccio trasportare a seconda delle stagioni e della luce che filtra dalla finestra. Faccio da anni la stessa foto al panorama e ogni volta mi commuovo. La cosa divertente è che se lavoro per Gomorra torno a casa e vedo l’alba, se lavoro in teatro vedo i tramonti.

Sei una nota collezionista d’arte

Sì, amo circondarmi di quadri, disegni e oggetti di design. Mi piace la commistione tra antico e moderno e i giochi cromatici. Ho dei Lippi, un disegno Gemito, illustrazioni di Oreste Zevola, scatti di Luciano D’Alessandro, Anna Sorgente, opere di Ernesto Tatafiore.

articolo di Federica Riccio / foto di Carmine Luino / maggio 2016