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ALESSANDRO GASSMANN

#amazing

ALESSANDRO GASSMANN


Cittadino napoletano

“Qui non mi sento mai solo” e qui, a napoli, è il suo momento: appalusi in teatro per la regia dello spettacolo Fronte Del Porto, boom di ascolti per I Bastardi di pizzofalcone e ancora tanti progetti. Adottato dalla nostra città, Alessandro Gassmann ha ricevuto la cittadinanza onoraria.

“Se devi scegliere tra due strade prendi quella più faticosa”, un insegnamento dato dal mitico padre Vittorio e, infatti, Alessandro Gassmann ha lavorato duramente per diventare l’artista a tutto tondo, oggi amato da tutti. È poliedrico da alternare i ruoli drammatici a quelli della commedia che interpreta sempre volentieri. È tra quegli attori che non ha mai snobbato la televisione partecipando a fiction e film per la tv quando era ancora lontano l’enorme successo de I Bastardi di Pizzofalcone che, nonostante il finale a sorpresa, già potrebbe essere sulla strada per la terza stagione.
Poi c’è il teatro in cui è un Capocomico nell’accezione più vera del termine. Sul palcoscenico la sua visione della vita si sposa con la creatività, scegliendo di dirigere testi dagli argomenti sferzanti, diventando voce degli emarginati o di chi grida la libertà, in cui non viene fuori solo la sua cifra artistica, ma soprattutto la sua caratura umana. In Gassmann non si può fare a meno di notare la sua intelligenza emotiva quando dirige spettacoli come in Roman e il suo cucciolo (che nel 2012 ha portato al cinema con il titolo Razzabastarda segnando il suo debutto dietro la macchina da presa), o lo spettacolo su Alda Merini, La pazza della porta accanto e che si manifesta quando dice la sua sulla società o la politica e, di certo, non le manda mai a dire.
Proprio la diversità culturale e sociale, l’integrazione, l’opporsi all’illegalità sono comuni denominatori che emergono in lungo e in largo, basti pensare al film che in questi giorni sta girando a Gaeta Croce e Delizia accanto a Fabrizio Bentivoglio e Jasmine Trinca dove, anche se i toni sono quelli della commedia, racconta il confronto tra due famiglie molto diverse quando i due padri annunciano a sorpresa il loro amore.
Mentre lui è sul set, in teatro piovono gli applausi per la sua ultima regia di Fronte del Porto, spettacolo coprodotto dal Teatro Bellini di Napoli e dal Teatro Stabile di Catania in cui ritorna a lavorare con Daniele Russo già protagonista di Qualcuno volò sul nido del cuculo. Gassmann ha voluto fortemente allestire Fronte del Porto continuando la felice sinergia con il Teatro Bellini chiedendo all’attore e scrittore Enrico Ianniello di trasportare l’azione dal porto della New York degli anni ’50 che faceva da sfondo al film premio Oscar di Elia Kazan con Marlon Brando a quello del porto industriale della Napoli del 1978 in cui i colori sgargianti di quell’epoca si contrappongono ai fatti di malavita attraverso la storia di un gruppo di operai vessati per ottenere il lavoro da una famiglia camorristica.

Alessandro, il suo impegno civile è noto e Fronte del porto contiene alcuni degli argomenti a lei cari che nelle sue regie vengono fuori. Quale però è il tema che su tutti l’ha fatta decidere di puntare sulla scelta dell’opera di Budd Schulberg che Ianniello ha riadattato in lingua napoletana?
Sicuramente quello della voglia di legalità. In Fronte del porto ho trovato il grido di chi vuole uscire fuori dal marcio grazie anche a una storia d’amore molto difficile. La decisione del protagonista di alzare la testa per denunciare le illegalità che vengono regolarmente compiute nel mondo del lavoro. Credo che sia importante che il teatro si incarichi di portare, emozionando, tematiche che sono attuali nel nostro paese. Sono molto contento di aver fatto questo spettacolo dal bellissimo adattamento di Enrico Ianniello.

L’approccio che lei dà nelle sue regie è di forte empatia caratteristica che arriva allo spettatore.
Grazie mille! Io faccio il teatro popolare. Tocco tematiche scottanti, a volte metto in scena spettacoli complessi, ma il mio obiettivo è di fare degli spettacoli che possano essere compresi e apprezzati, che emozionino qualsiasi tipo di pubblico. Uno spettacolo per essere riuscito deve emozionare ma anche far riflettere chi va a vederlo. È lo scopo primario. Se piace solo agli intellettuali con la puzza sotto al naso per me non funziona. Il segreto sta nell’essere intellettuali facendosi capire da tutti.

Come tutti sanno grazie anche alle due stagioni de I Bastardi di Pizzofalcone, ormai Napoli la conosce bene tanto che la racconta anche da regista. Quanto è entrato nel meccanismo della città?
Approfitto per ringraziare il pubblico dell’affetto che ci ha dato seguendoci durante questi sei lunedì. Il regista Alessandro D’Alatri e tutti noi del cast siamo molto onorati. È stato un grandissimo risultato e non era affatto scontato che andasse così. Detto questo, credo di conoscere Napoli abbastanza bene. Ho trascorso un anno intero per la realizzazione della prima e seconda stagione de I Bastardi di Pizzofalcone, in più si sono aggiunti i mesi in cui abbiamo provato Qualcuno volò sul nido del cuculo e Fronte del Porto. Da non napoletano vivo di sorprese continue, ma la cosa che più mi piace di questa città a parte la sua evidente bellezza è la qualità dei napoletani. A Napoli non ti senti mai solo. Penso che sia unica al mondo per la vicinanza dell’umanità. A Napoli si ha la sensazione che qualcuno possa aiutare se si è in difficoltà. Cosa che si è persa nella mia città. Roma ha perso umanità. Senza contare che Napoli in questo momento è la capitale culturale dell’Italia non solo teatralmente ma anche cinematograficamente e artisticamente. È una città piena di contrasti con delle problematiche, ma che attualmente regala di più rispetto ad altre città.

Il suo rapporto con Napoli non finirà qui. In primavera ci ritornerà per le prove della sua prossima messa in scena da regista Il Silenzio Grande tratto da Maurizio de Giovanni e non potrebbe essere esclusa l’idea di una versione cinematografica.
È vero! Il progetto de Il Silenzio Grande è nato mentre Maurizio e io eravamo a tavola. Ha sviluppato un gioiellino di drammaturgia contemporanea. Con grandissima probabilità sarà presentato al Napoli Teatro Festival. Qui raccontiamo una Napoli completamente diversa. Una famiglia alto borghese è costretta a lasciare la sua villa di Posillipo perché il capofamiglia, scrittore di fama internazionale non ha più ispirazioni. Un bellissimo affresco su cinque personaggi. Tra i protagonisti Massimiliano Gallo e Stefania Rocca.

Come dimostra la collaborazione con Daniele Russo, Maurizio de Giovanni, Massimiliano Gallo, lei è tra quegli artisti che ama ritornare a lavorare con le stesse persone. D’altronde al cinema nel 2019 la vedremo in Non ci resta che il crimine di Massimiliano Bruno in cui la vedremo insieme a Marco Giallini e Gianmarco Tognazzi due suoi grandissimi amici.
Gli amici sul set sono colleghi, ma avendo delle caratteristiche complementari si ottengono dei risultati che si hanno solo se si lavora con alcune persone, per cui è abbastanza normale che si torni a lavorare insieme. Per me è solo un piacere tornare a lavorare con amici per i quali nutro grande stima. Nel caso di Non ci resta che il crimine, mi fa molto piacere che tu lo citi. È divertentissimo! Al cinema mi sento un attore da commedia e in questo film interpreto un ladro fesso che con i suoi amici interpretati da Giallini e Tognazzi viene catapultato nella Roma del 1982 nel bar della banda della Magliana.


Tra un impegno e l’altro è anche la voce italiana del cattivo folletto Grinch attualmente in sala.
Sì, è la prima volta che doppio il protagonista di un cartone animato natalizio e mi sono divertito un mondo. È un capolavoro d’animazione della Universal che fa ridere sia i bambini che i loro genitori ma che alla fine fa anche commuovere.

Suo figlio Leo è approdato ai Live di X Factor. Da padre sarà soddisfatto di come ha affrontato questa avventura.
Sono contento: è un ragazzo serio, dolce, gentile, fa l’università e ha passione per la musica. Sono severo con mio figlio come mio padre lo è stato con me, pochi paletti, ma invalicabili. Leo potrà fare il cantante, ma deve finire l’università.

Spesso conclude i suoi post sui social con la parola folks ossia gente. Di questi tempi quanta importanza è data realmente alla gente?
Secondo me non abbastanza. I media e le nuove forme di comunicazione come Twitter, dove sono presente, sono strumenti potentissimi molto delicati ma anche molto pericolosi. Bisogna saperli maneggiare. Io li utilizzo per promuovere il mio lavoro e per fare delle piccole e grandi battaglie sociali. A volte manca educazione e a scuola credo che sia giunto il momento di inserire una materia che educhi al corretto utilizzo dei mezzi tecnologici che possono distruggere e salvare vite. Dare ascolto alla gente è importante, ma penso che sia ancora più importante informarla per bene. A me piace molto osservare i comportamenti degli esseri umani e, pensandoci, non sarebbe male se ci fossero più capacità di osservazione e di ascolto verso gli altri.

articolo di Antonia Fiorenzano / foto di Anna Camerlingo